mercoledì 19 luglio 2017

Come ho smesso definitivamente di fumare!

"se credi che per smettere di fumare sia sufficiente leggere un post su un qualche blog, forse hai letto troppi tutorial di Salvatore Aranzulla"



Premessa, doverosa premessa: questo NON è l'ennesimo metodo per smettere di fumare. Non sto cercando di venderti niente, non voglio il tuo indirizzo e-mail, non voglio il tuo numero di telefono né tanto meno l'accesso ai tuoi (per me inutili) contatti di Facebook. E, se credi che per smettere di fumare sia sufficiente leggere un post su un qualche blog, forse hai letto troppi tutorial di Salvatore Aranzulla. Io desidero solo raccontarti com'è andata la mia storia con la maledetta bionda e...sì, abbiamo divorziato per sempre.  Potrebbe interessarti e, chissà, potresti assomigliarmi più di quel che pensi e scoprire che la mia strada per smettere di fumare è anche la tua.
Dal mio ultimo post è passato tanto tempo, ma scrivere della mia vita insieme alle sigarette è qualcosa che sento il bisogno di fare. Prima di raccontarti come ho smesso è necessario che ti racconti come ho iniziato e che tipo di fumatore ero. Sì...perché è fondamentale sapere che tipo di fumatore si è ed è fondamentale sapere che i fumatori non sono tutti uguali. 



"La svolta ci fu alle scuole superiori, dove iniziai a respirare il fumo e divenni a tutti gli effetti un tabagista."



Accesi la prima sigaretta assieme al mio migliore amico di allora, avevo 12, massimo 13 anni, e non ero ancora adolescente. Ricordo che arrotolavamo le foglie secche nella carta da giornale e cercavamo di fumarcele. Sembrava di infilare la testa in un caminetto, la gola bruciava e gli occhi lacrimavano come grondaie rotte. Dovevamo provare altro. Venne la volta del rosmarino, poi del tè nero e infine della barba del granoturco (li chiamavamo i capelli delle pannocchie). Ma il risultato era sempre lo stesso. Avevamo perfino tentato di costruire delle pipe con le pannocchie di mais, proprio come racconta Mark Twain nelle Avventure di Tom Sawyer e, successivamente, di Huckleberry Finn. I campi a ridosso delle colline sassolesi erano le nostre praterie e il letto quasi asciutto del fiume Secchia era il nostro Mississippi. Rubammo poi le nostre prime vere sigarette ai miei genitori. Poi si andava a comprare i Big-Babol per mascherare l'odore di tabacco. Non funzionava, ovviamente, ma gli adulti, si sa, sono troppo impegnati, oppure certe cose non le vogliono vedere. Comunque, fino ai 14 anni, le nostre fumate erano sporadiche e infantili (non si respirava la sigaretta, il fumo non finiva nei bronchi ma rimaneva in bocca, al massimo usciva dal naso) e andavano di pari passo con le nostre scorribande: si fumava quando si riusciva a rubare il tabacco al vicino, la sigaretta alla mamma o le monete al papà per poi comprare un vero pacchetto tutto per noi. La svolta ci fu alle scuole superiori, dove iniziai a respirare il fumo e divenni a tutti gli effetti un tabagista. Per i successivi vent'anni la mia vita fu scandita dalle sigarette, una per ogni ora che ero sveglio. Le pause, poche.

Che tipo di fumatore sono stato? Negli ultimi due anni ho fumato mediamente un pacchetto al giorno di Winston Blue. Precedentemente, per motivi economici e di "piacere" arrotolavo le mie sigarette con tabacco Pueblo e cartine Smoking Orange, quelle bianche e spesse tipo le Bravo, solo che ce ne sono 60 anziché 40 e costano lo stesso. Una busta di tabacco a settimana e 120 cartine. Sono passato alle sigarette tradizionali perché la mia gola non ne poteva davvero più. Al mattino mi sembrava di avere in gola tutta la sabbia del Sahara. Ora, secondo me non importa cosa si fuma, ma come e quanto.



"rompevo tutti i mozziconi che riuscivo a raccattare (sì, anche da terra) e me li ri-rollavo. Questo l'ho visto fare solo nei film di guerra!"




Il quanto te l'ho già detto, un pacchetto al giorno del catrame più costoso al mondo (4,50€ a pacchetto e le Winston Blue sono perfino considerate sigarette da poraccio. Vuoi mettere bruciare 5,20€ di Marlboro?). 
Il come...bé...fumavo in camera, fra una portata e l'altra al ristorante, in automobile, sulle scale antincendio dell'ospedale, sui treni e sulle corriere notturni, in mare dopo una bella nuotata, in montagna dopo una bella scarpinata. Fumavo quando ero influenzato, raffreddato e perfino col mal di gola, fino a che era sopportabile e, a volte, anche quando non lo era. Insomma, fumavo quando ero sveglio e non fumavo mentre dormivo (ma poi ho quasi fatto anche questo!). Se non avevo i soldi per le sigarette le scroccavo e dio solo sa quante sigarette ho scroccato nella mia carriera di fumatore. Se non avevo nessuno a cui scroccare le sigarette mi accendevo i mozziconi, miei e altrui. Quante volte l'ho fatto! Quando finivo il tabacco, ma avevo la fortuna di avere cartine e filtri, rompevo tutti i mozziconi che riuscivo a raccattare (sì, anche da terra) e me li ri-rollavo. Questo l'ho visto fare solo nei film di guerra! Ora, io ritengo di essere stato un fumatore medio, forse appena più agganciato al vizio della media, è vero, ma comunque un fumatore medio, quello da un pacchetto al giorno. Ma ci sono altre categorie di viziosi del tabacco e ho cercato di individuarle e di catalogarle tutte. Vediamo se ci sono riuscito, in ordine di fumosità:

- Il fumatore sociale
Questo tizio per me è una novità. Fuma soltanto quando ha a che fare con qualcuno che fuma, può capitare tutti i giorni o solo una volta ogni 6 mesi. Per me è incomprensibile, va oltre le mie capacità neuronali, ed è una vera mosca bianca, infatti in 35 anni ne ho conosciuto solo uno. Ma mi ha aiutato a smettere di fumare. Lo vedo tutti i santi giorni e lavora con me.

- Il Fumatore del venerdì sera
Il più bastardo. Può fumare un pacchetto di sigarette in 3 ore al venerdì sera (e lo fa!) per poi riuscire tranquillamente a dimenticarsi della nicotina e di quel ciucciare inutile per una settimana. Per una sera beve come un alcolista, fuma come un tabagista, tipo Mikey Rourke in Barfly, ma poi durante la settimana adotta lo stile di vita di Gandhi.

- Il fumatore col freno a mano tirato
Qui si inizia a salire di grado. Questo è uno dei miei preferiti. Fuma, certo, ma mai più di 3 o 4 sigarette al giorno. Mia nonna materna faceva parte della categoria: 2 o 3 paglie al giorno, 4 o 5 in caso di stress. Ma che cazzo...ha preso la pensione per quasi tutta la vita, conosceva a memoria i tronisti di Canale 5 e i dispersi di Chi l'ha visto...4 o 5 sigarette le fumava quando voleva darsi alla pazza gioia, punto. 

- Il fumatore rompicoglioni
Questo losco figuro non fuma appena sveglio, non fuma sul lavoro, non fuma in casa, non fuma in auto, non fuma davanti alla mamma e/o alla fidanzata. In pratica passa la vita cercando balconi.

- Il tabagista medio
Fuma, punto. Regolare come un orologio. Non può stare senza sigarette più di qualche ora, giusto se va al cinema o se prende un aereo. Se può fuma in aeroporto a Malaga approfittando dei lavori di ristrutturazione (ops...).

- Il tabagista pro
Come il tabagista medio, solo che fuma il doppio, almeno 2 pacchi al giorno.

- Il tabagista clamoroso
Fuma almeno 4 pacchetti di sigarette al giorno. Il mondo per lui è un enorme posacenere. Non lo ferma la presenza di donne in stato interessante, di bambini o di malati gravi. Incurabile (ma sì...provate a far dire a un cinese "incurabile").

- Il tabagista true believer 
Quello che quando gli chiedi se pensa di smettere ti dice che fa più male lo smog, forse è il fumatore peggiore di tutti.

- L'eco tabagista (menzione speciale)
Quello che fuma Pueblo pensando che faccia meno male e che allo stesso tempo faccia dispetto alla Philip Morris e alle altre 6 sorelle. Quello che "io fumo solo le canne"...ma poi gli parte un pacchetto al giorno di Camel per le sue cannette. Quello che usa lo spago per accendersi le sigarette per non respirare il gas dell'accendino. 

- Il fumatore paranoide (minzione speciale)
Quello che ogni volta che si accende una sigaretta se la gode come un calcio nelle gonadi. Fuma e non si gode nemmeno il vizio. Uno stronzo in pratica.

Per forza di cose questa lista non ha la pretesa di essere completa, ma soltanto una tavolozza di colori in mezzo ai quali si nascondono altrettante e più sfumature e mescolanze. Ma tutti quanti, in un modo o nell'altro, sono dipendenti da un gesto e da una sostanza, la nicotina. Tutti col loro piccolo ma inesorabile piazzale asfaltato. (Ah...io sono 50% fumatore paranoide e 50% tabagista medio, in pratica il peggio)



"È vero che non c'è veramente un giorno giusto per smettere, ma comunque ce ne sono tanti sbagliati e questo è un fottuto dato di fatto!"



Come ho smesso? Innanzitutto ho fatto parecchi tentativi. Ma, ora come ora, dall'alto (o basso) della mia esperienza posso dire che erano ciò che io chiamo falsi tentativi o, meglio, prove generali. Solitamente iniziavano appena dopo una settimana di letto e bronchite. Smetto. Sì, certo, ma era soltanto un rimpiattino che facevo col mio vizio. Un tiro qui, una sigaretta là, un pacchetto da 10 e...tanti saluti Lao Che. Ricominciavo, recuperando anche le sigarette risparmiate in quei primi, falsi, giorni. Di questi tentativi ne ho fatti almeno 5 o 6 in 20 anni. Cliccando qui puoi leggere di uno di questi tentativi.  Puoi bene immaginarti come sia andato a finire...
Poi c'erano i tentativi semiseri, quelli fatti con l'ausilio dei corsi gratuiti del Servizio Sanitario Nazionale e dei cerotti, chewin-gum, inalatori...dio mio...ho provato anche tutte quelle schifezze. Niente da fare. Probabilmente pensavo che qualcun altro (sì, si scrive senza apostrofo) dovesse fare tutto il lavoro al posto mio...che fosse il cerotto, la gomma Nicorette o lo psichiatra della mutua. 
Nessuno può fare questa cosa al tuo posto, nemmeno se lo volesse. In questo caso il lavoro sporco lo devi fare tu. Ed è meglio che te lo metta in testa subito, se vuoi smettere, altrimenti lascia perdere, fuma tranquillo e lascia maturare questa decisione ancora per un po' di tempo. È vero che non c'è veramente un giorno giusto per smettere, ma comunque ce ne sono tanti sbagliati e questo è un fottuto dato di fatto!
Insomma ho letto, visto, bevuto, inalato, assorbito, masticato, ciucciato, sputacchiato di tutto. Ho rotto i coglioni a mezzo mondo, ho fatto più di un tentativo con le sigarette elettroniche, fortunatamente senza spenderci una fortuna. Niente. E i bastoncini di liquirizia? NIENTE. Ma nemmeno Allen Carr?! NULLA DI NULLA.  


"...ho ingoiato tanta merda, ma anche tanta cioccolata..."



Ma allora come ho fatto?! Te l'ho detto che Salvatore Aranzulla non c'entra niente, ma anche io ho inventato una specie di tutorial e voglio regalartelo, perfino se utilizzi un ad blocker (ehi, lo uso anche io)! 
Ed ecco finalmente cosa mi è servito per smettere:

1 - Accettare il fatto che si ingoierà (tanta, ma tanta) merda

Ero un tossicomane, schiavo di una delle sostanze che più danno dipendenza, era inevitabile che avrei dovuto ingoiare parecchi panini di merda farciti con altra merda. Ma, e qui sta la differenza fra questo tentativo e gli altri, ho deciso di accettarlo. Mi sono detto (a voce alta) "Smetto a qualunque costo! A costo di perdere il lavoro, a costo di farmi odiare dagli amici, a costo di avere di nuovo gli attacchi di panico, a costo di impazzire, di non dormire per settimane, di non cagare per settimane! A costo di addormentarmi alla guida, a costo di dover andare in terapia, a costo di diventare un ciccione...a qualsiasi costo io smetto, non importa cosa succederà, sono pronto ad accettarlo".  La cosa curiosa è che non è successo niente di cui sopra nei nove mesi successivi e che le paure che avevo erano per lo più infondate e ingigantite dalla dipendenza. Quel che è capitato è che ho preso 10 chili: ho ingoiato tanta merda, ma anche tanta cioccolata (ma solo i primi 3 mesi, non fatevi spaventare!). Ma l'ho accettato, ecco il trucco.
Inoltre, non ho mai creduto a quei metodi che promettevano di farvi smettere senza colpo ferire. La vita è fatta anche di momenti difficili che vanno affrontati e superati. Smettere di fumare è un ottimo allenamento. Difficile, ma non impossibile.
Oltre all'aumento di peso ho notato anche un aumento del livello di insofferenza (già abbastanza alto) nei confronti delle piccole rogne quotidiane. Un altro scotto da pagare che accetto di buon grado. Spero che passi, ma se non dovesse passare...pazienza, significa che sono fatto così. Ama il tuo caos, dice il saggio Espinoza.

2 - Circondarsi delle persone "giuste"

Non ci sono persone giuste o sbagliate, eccetera, eccetera. Cazzate, ci sono eccome. Mi sono circondato di non fumatori comprensivi, pazienti e amorevoli per quasi tutto il giorno e per i primi 3 mesi (con le dovute eccezioni, perché alcune amicizie sono importanti e non se ne può fare a meno per troppo tempo). Sapevo di poter sopportare qualche tentazione, ma sapevo anche di non potermi spingere troppo oltre, quindi meno bar e meno birre, almeno per i primi tempi. Mi sono circondato di persone che mi vogliono bene, cosa importantissima, ma soprattutto di persone che potevano sopportarmi. State lontano dalle persone "sbagliate", dai fumatori indefessi e da chi vi dice che non ce la farete.

3 - Scegliere il periodo "giusto"

Idem come sopra. Il periodo conta. Non potete smettere di fumare nel bel mezzo di un divorzio o in quel periodo dell'anno in cui al lavoro vi fanno impazzire. Un periodo tranquillo, addirittura noioso, della vostra vita è l'ideale, le emozioni forti richiedono una bella sigaretta, prima, dopo e durante, e lo sappiamo bene!

4 - Eliminare i richiami

Un fumatore in astinenza ha buona memoria. Non ho nascosto sigarette, accendini, cartine o filtri. Li ho buttati nel cestino del pattume e ho gettato il sacchetto del pattume nel cassonetto, immediatamente. Pianificare, poi agire. Ora, non domani mattina.
Può sembrare stupido ma occorre evitare anche film, libri o canzoni che vi fanno tornare in mente questo vizio.

5 - Godersi i cambiamenti

Il corpo di un fumatore è un motore strozzato che si alimenta di carburante sporco e che è sempre sul punto di restare senza olio. Immaginate di fare un tagliando a questo povero motore e di cambiargli i pezzi poco alla volta, smontandoli uno a uno, pulendoli e lubrificandoli, riportandoli allo stato iniziale. Io sono rinato quando ho smesso. Leggetevi cosa succede quando si smette di fumare. È tutto vero, ed è anche meglio, probabilmente non sentirete molti degli effetti fisici dell'astinenza e sicuramente saranno più lievi di come ve li aspettate. Inoltre, non so per le femminucce, ma per noi maschietti c'è qualcuno là sotto che ci ringrazierà...ehm...duramente! Godiamoci anche questo. Godetevi anche le sigarette che fumerete nel sonno, già che ci siete. Sì perché a me è successo di sognare per molti giorni di seguito di fumare una sigaretta, ne potevo perfino sentire il sapore, quel sapore che hanno le prime sigarette e che non si scorda mai. Ma ho anche sentito la disperazione per la ricaduta e il sollievo al risveglio, per essere ancora un non fumatore.

6 - Si può cadere (ma ci si deve rialzare)

Ultimo, ma non meno importante: ci saranno le ricadute, i momenti di debolezza e perfino i tentativi falliti. Io ho avuto due piccoli momenti di debolezza nei quali ho fatto qualche tiro, ma mi sono serviti a capire che non potevo ancora abbassare la guardia. Non posso ancora abbassare la guardia. Ma sono forte e ce la farò. E, se ce l'ho fatta io...

- 285 giorni 15 ore 24 minuti 51 secondi senza fumare 

- 1.285,39 € risparmiati 

- 5.712 sigarette NON fumate*


*Questi dati li potete calcolare tranquillamente con molte applicazioni gratuite tipo Kwit oppure Stop-tabac.

Fatevi due risate con Bill Hicks, ma sappiate che questo video non vi aiuterà a smettere di fumare :)
Fai clic qui sotto:
https://youtu.be/MRUNlo9vvco?t=19m46s


mercoledì 16 febbraio 2011

Silvio non molla

Sono un garantista e penso che fino a prova contraria siamo innocenti. Penso, perciò, che se un uomo eletto dal popolo sovrano (tsè! Sovrano...) viene inquisito o indagato non debba essere costretto a dimettersi dalla sua carica, altrimenti chiunque potrebbe far politica a colpi di querele e denunce. Ma penso anche che un rappresentante del popolo abbia l'obbligo dell'integrità morale e debba perciò, nel caso che qualcuno sollevi delle accuse contro di esso, cancellare ogni sospetto a colpi di verità. Solo e soltanto di verità. Poniamo infatti il caso che io sia uno degli uomini più ricchi d'Europa e che io sia anche il Premier italiano, cosa succede a una povera ragazza/escort/velina che va su Rai Due a calunniarmi? E cosa capiterà a quei giudici che imbastiranno un processo su prove inconsistenti e su testimoni inattendibili? Vedranno il loro processo crollare come un castello di carte di fronte alla verità, perchè io sono innocente, nonché ricco. Le persone che hanno osato testimoniare il falso contro di me saranno processate per falso in atti giudiziari e io le querelerò per calunnia e diffamazione. Ecco cosa succederebbe se io fossi Berlusconi e se io fossi il Primo Ministro italiano.
Ma la realtà è diversa. Non c'è nessuna intenzione da parte dell'imputato di ristabilire un po' di verità (forse perché sarebbe una verità senza la condizionale?). L'imputato risponde alle accuse cercando di screditare i giudici, cercando di infilare a tradimento lodi (plurale di lodo) e legittimi "qualunque cosa" qua e là, procrastinando fino alla prescrizione, infamando i magistrati. Non si sente nessuno del centro-destra dire "Berlusconi è innocente e lo dimostrerà fino alla Corte di cassazione" ma soltanto che le accuse sono mosse da magistrati comunisti.
Per non parlare poi dei giornalisti. Quelli di destra gettano fango sulle testimoni giudicandole inattendibili, analizzano le intercettazioni e concludono che non si possono prendere spezzoni di telefonata o che al telefono si esagera. Quelli di sinistra sono convinti che Berlusconi sia un puttaniere, che le testimoni dicano tutte la verità e che un eventuale processo si concluderebbe con una condanna. Ma il punto è che sia la destra che la sinistra hanno processato Berlusconi e ognuna delle parti lo ha giudicato come più gli fa comodo. Immacolato per la destra, puttaniere e concussore per la sinistra.
E poi pagine e pagine di servizi, ore e ore di trasmissioni con editorialisti, opinionisti, giornalisti e vignettisti. E soldi che girano, i prezzi della pubblicità che vanno alle stelle e gli Annozero, i Ballarò i Porta a porta e i Matrix che gongolano per gli ascolti. Usciranno decine di libri sull'argomento, Travaglio ne ha già scritto uno (Papi, mi pare) e non credo che rimarrà l'unico.
Girano i soldi, per loro, ma a noi girano solo le balle. In un paese civile, con uno scandalo simile il Premier correrebbe a dimostrare ai giudici la propria declamata innocenza e forse, per amore del paese e del popolo, si dimetterebbe per affrontare la legge come un cittadino qualunque e non da una posizione di potere com'è quella di Primo Ministro milionario in una repubblica parlamentare. In un paese normale se non ti presenti al tuo processo ti vengono a prelevare degli uomini in divisa e al processo tu ci vai, punto. In un paese decente i giornalisti si limiterebbero a riportare le notizie e non a fare processi e comparse da superstar in qualunque talk show. In un paese decente ci sarebbe un'opposizione e non D'Alema "il banchiere mancato" nell'emiciclo di sinistra. In un paese civile la sinistra avrebbe delle idee di sinistra, ma non solo, le metterebbe anche in pratica e allora, forse, non ci sarebbe mai stato un 1994 così brutto. In un paese politicamente salubre, in caso di elezioni anticipate, saprei a chi dare il voto e non avrei paura di risvegliarmi con Bossi a capo del governo.

Si, il nano pelato è sul viale del tramonto e la sua nave sta imbarcando acqua, tant'è che anche i topi più fedeli hanno abbandonato lo scafo, ma non credo che lo vedremo in tribunale il 6 aprile perchè ci sarà sicuramente un legittimo qualcosa a salvare il suo "culo flaccido".

martedì 15 febbraio 2011

Smetto di fumare!

Sto scrivendo poco, lo so. No, no, è che poi sotto Natale ho lavorato molto, poi ho avuto un concerto a Roma, dopodichè sono rimasto a letto una settimana con la faringite e la febbre a 40 e poi ho deciso di tentare la sveviana impresa di smettere di fumare. Sveviana, o meglio zeniana, perché dev'essere la centesima volta che cerco di chiudere col tabacco. Se ricevessi un euro per tutte le volte che ho tentato... no, non sarei ricco ma potrei passare un bel sabato sera. Ho tentato coi cerotti, con gli inalatori, con i chewing-gum e perfino con l'autoipnosi (solo che appena accennavo a cadere in trance smettevo di ipnotizzarmi e mi svegliavo a fumare). Però non ho mai avuto il coraggio di scrivere u.s. (ultima sigaretta) perché non sopporterei di vedere la mia sconfitta scritta sull'agenda o sul calendario o sul muro. La mia autostima finirebbe sotto i piedi.
Gli ultimi tentativi li ho sempre fatti a partire da una malattia. È l'unico metodo che funziona per iniziare a smettere: sto a letto per tre, quattro giorni senza poter fumare e da quel piccolo traguardo posso partire con la mia forza di volontà. Ho sempre fallito finora, è vero, ma ho constatato che con questo metodo sono rimasto senza fumare più a lungo che con qualsiasi altro. Ad esempio, quando mi promettevo di non fumare appena dopo aver spento la cicca. E ci credevo veramente! È più difficile decidere di smettere quando si ha voglia di una sigaretta che non quando si ha appena assunto la dose di nicotina. È una tossicodipendenza, una malattia mortale e costosissima legittimata dallo stato-pusher. Ti vende le sigarette, ti vende lo spazio per la pubblicità contro il fumo, ti vende i farmaci per l'enfisema, ti vende il letto d'ospedale, ti vende il posto al cimitero. Ti vende le statistiche sul PIL, aumentato anche grazie al tuo cancro.
Che sia la volta buona, questa? Non lo so. È dura. Mi sono sempre detto che se improvvisamente il tabacco fosse scomparso dal commercio sarei riuscito a smettere. È un metodo sicuro, sono troppo fifone per andare a prendere le sigarette dallo spacciatore.
Ma la cosa incredibile (lo so sto scrivendo senza capo e coda, ma sto smettendo di fumare e non connetto molto bene) è che c'è un sacco di gente adulta di indubbie facoltà mentali che pensa che fumare sia fico. Ho letto un libro di un tipo che conosco nel quale egli sottolinea il fatto che lui le sigarette se le arrotola, lui non da i soldi alle multinazionali del tabacco. Bravo! Bis! Li darai alle multinazionali dei farmaci, ti rifarai amico mio.
Anche io mi arrotolavo le sigarette, ma non perché sono più fico o più vegetariano o più comunista o più ecologista. Non volevo spendere troppo per asfaltarmi le coronarie: diciamo che a un certo punto ho fatto una gara d'appalto polmonare.
Negli ultimi anni mi sono dato al tabacco naturale, quello senza aromi o additivi. Pare che sia la nuova moda. I tribunali gli hanno fottuto le lights e adesso ci provano col tabacco bio. E ci sono cascato! Tutti ci siamo cascati: io fumo il tabacco senza additivi, fa meno male. Può darsi, può darsi.
Un mio amico mi ha detto che un suo amico gli ha detto che suo cugino ha comprato su internet un aggeggio per "tostare" le sigarette. Gli ho chiesto a che cosa serve e se dopo ci fa il caffè con le paglie. Lui dice che serve per togliere le sostanze dannose dal tabacco e che è l'ideale per confezionare gli spinelli e sentire solo il sapore dell'hashish. Così fa meno male. Incredibile.
Ora, tutte queste cazzate...io non sono un medico, ma penso che con questi accorgimenti da fumatore ayurvedico al massimo l'infarto ti viene due giorni dopo che se fumi come un cristo qualunque. E quei due giorni in più li avrai passati a tostare sigarette.
Se non esistessero le sigarette non avrei dovuto smettere, i miei nonni sarebbero ancora vivi e anche Fabrizio De Andrè avrebbe fatto un altro bellissimo disco (avevo messo l'apostrofo fra "un" e "altro", sto proprio sbarellando). Se non esistessero le sigarette cambierebbero le strofe di molte canzoni e le scene di molti film. Il cattivo non potrebbe lanciare la paglia sulla striscia di benzina, dovrebbe andare a casa e prendere l'accendigas. Se non esistessero le paglie, non esisterebbero nemmeno le leggi anti-fumo, per cui, paradossalmente, si potrebbe fumare in aereo, al cinema o all'ospedale mentre ci fanno un prelievo. Se qualcuno domanda "che cosa sta facendo?" si potrebbe rispondere "non lo so" e finirebbe lì.
Spero proprio di farcela a questo giro. Poi dovrò disintossicarmi dalle radici di liquirizia, che provocano ipertensione. Dovrò anche cambiare amicizie perché tutti i miei amici fumano e tutti mi dicono delle frasi incoraggianti del tipo: "Tu non ce la farai mai" oppure "Nooo, hai smesso? Dai fuma" e il più simpatico mi ha chiesto che cazzo vivo cent'anni a fare se non fumo e non bevo. Begli amici che ho.
Per concludere vi dico questa: ho un amico che è riuscito, impegnandosi a fondo, a investirsi da solo con la macchina, giuro che è vero, ha un sacco di cicatrici, una roba bruttissima. Non so come ci sia riuscito, ma smettere di fumare dovrebbe essere meno complicato, credo.

martedì 8 febbraio 2011

Quo vadis, Silvio (Articolo di Boris Izaguirre su El País)

Prima che le manifestazioni per far cadere il regime avessero accerchiato Hosni Mubarak, l'unico leader politico in pericolo era Silvio Berlusconi. Nonostante entrambi abbiano un debole per i capelli tinti e per i liftings non ufficiali, Mubarak è in difficoltà, Silvio ha sempre più elettori. In Egitto, criticare l'aspetto del leader era un tabù. Con Berlusconi, l'estetica non è stata un'ideologia. È il suo più grande lascito.

Storicamente, Roma ha preso il talento e l'espressione artistica delle sue colonie o dei suoi vicini aggiungendo quel tocco in più che a partire dagli anni ottanta del secolo scorso si chiama made in Italy. Nell'antichità e prima della seconda guerra mondiale, l'Italia prendeva il cuoio cartaginese, lo tingeva e lo lavorava in maniera differente, rendendolo italiano e mondialmente riconoscibile.

Se Armani e Valentino sono riusciti a unificare questo dominio in favore dell'industria della moda, come Agnelli e la Fiat con le automobili, Berlusconi lo ha realizzato con il gusto dalla fine del secolo XX fino ai giorni nostri, periodo che coincide col suo potere assoluto.

Com'è questo stile? Volgare per alcuni, attraente e inclassificabile per moltissimi. Senza dubbio affascinante, perché anche se criticato, riesce a rafforzarsi nei suoi valori contrastanti: machista, nuovo ricco, più eccessivo di Versace. Funziona perfettamente per nascondere le conseguenze delle sue azioni e promuovere Silvio a idolo biasimato ma mai penalizzato di un'epoca.

Berlusconi ostenta le sue tinte per capelli dagli anni novanta e il merito di aver spianato la strada ai trapianti col cambio di secolo. La sua scommessa sull'avanguardia cosmetica maschile è un'estensione della sua audacia come uomo d'affari. Sebbene sia controverso, il suo aspetto finale si è stabilito come l'unica opzione per il moderno uomo maturo e finisce per ingraziargli una parte del suo elettorato, quello della sua età oppure, inevitabilmente, quello con gli stessi problemi di idealizzazione dell'eterna giovinezza.

Con questa solida base, Berlusconi punta sempre più in alto. L'elenco delle donne attorno agli scandali Berlusconi è invariabile. Giovani, festaiole, con qualche titolo di studio che in realtà serve solo per camuffare le antiche e mai sconfitte strutture machiste nelle quali le donne non hanno valore in se stesse se non in funzione di ciò che un maschio può fare per esse. Nonostante i loro studi e le loro ambizioni, la loro bellezza fisica e l'esaltazione di questa risultano essere le loro uniche e migliori armi. In un cupo film di Max Ophül, Presi nella morsa, Barbara Bel Geddes (la celebre matriarca della serie Dallas) interpreta una graziosa ragazza povera e sincera che seduce un eccentrico milionario il quale la rinchiude in una straordinaria dimora impedendole ogni altra ambizione personale o professionale.

Le damigelle di Berlusconi non rimangono così intrappolate come nella finzione, però tramite la sua amicizia hanno accesso a castelli moderni come la televisione, specialmente nella sua sezione berlusconiana: la cosiddetta tele-realtà. L'altra opzione, seggi in Parlamento per esibire il loro particolare criterio nel truccarsi e nel vestirsi, che mescola alla perfezione le sete di un harem di Costantinopoli con le valigette di pelle del Campidoglio statunitense. È la maniera di vestire della più interessante delle veline, la ex igienista dentale, Nicole Minetti, oggi consigliera regionale del partito di Berlusconi. La Minetti non nasconde affatto una delle sue armi stile Berlusconi: i capelli. Li tocca e li muove davanti alle telecamere mentre approva le leggi. In mancanza di una corona, l'acconciatura offre maestosità alle ragazze della classe media cresciute nell'Italia dell'esagerazione.

Il trionfo dello stile Berlusconi è dimostrare che la corruzione quando è manifesta, desta ammirazione. Affascina la capacità di evitare tutti i controlli e di schivare la giustizia fino all'ultimo. Colui che fallisce, colui che infine viene preso e giudicato, diventa l'incarnazione dell'attuale prototipo di perdente. Berlusconi è il trionfatore, i suoi particolari harem nelle sue case in Sardegna o a Roma, cessano ogni giorno di più di essere vergognosi per diffondere anzi una complicità evasiva con l'uomo comune. Le rivelazioni sull'harem, le cene traboccanti sostanze e sesso, secondo alcuni "conversazioni colte ed educate", in accordo coi suoi difensori, finiscono per suscitare la curiosità di volerle vedere dall'interno. Di osservare queste nuove dee del sesso, labbra rifatte a imitazione della bocca di Monica Bellucci, chiome rinfoltite di prodotti chimici per risplendere più "naturalmente". Tutte a sfilare davanti a uomini che non hanno avuto né la fortuna né i soldi di Berlusconi per arrestare lo scorrere del tempo. In questo quadro decadente e attuale risalta un altro ingrediente del glamour berlusconiano: l'importanza delle calzature. Il sexy attuale, almeno per le veline, non sta tanto nel vestito quanto nel movimento sinuoso del triangolo capelli, petto, piede. Più petto, più potere. La scarpa della velina seduce per il suo tacco, per il suo design sadico. La comodità è lasciata a quelli che non partecipano alla festa, all'elettorato che applaude.

Hollywood, questo grande demiurgo delle ideologie moderne, aveva previsto tutto questo. In Quo Vadis? (Mervyn LeRoy, 1951), film biblico in lussurioso technicolor, Deborah Kerr interpreta una schiava nella Roma di Nerone innamorata del cristianesimo, l'equivalente di una femminista cinquantenne, vergine di chirurgie estetiche nella Roma di Berlusconi. La schiava piace molto all'imperatore e al suo sèguito. Riescono a introdurla a una di queste feste di Nerone, alle quali chiunque a Roma ucciderebbe per esservi invitato. Giunge all'evento, viene vestita e truccata da altre ragazze già addestrate. Spaventata ma all'ultima moda del mondo antico, la schiava entra nei saloni del palazzo imperiale.

E quello che accade lì, ricorda quello che Berlusconi deve offrire alle sue veline, che siano o meno nipoti di Mubarak. Un'opulenza di cibi pieni di sapore e di colore; ballerini multietnici seminudi. Uomini con mini o maxitoghe che volteggiano attorno alle schiave e alle ospiti con sandali dal design confortevole. Si morsicano gambe di donne, si sbranano zampe di animali. Il destino della Kerr in Quo Vadis? è uscire nell'arena del Colosseo ed essere divorata da leoni famelici. Quello delle donne in stile Berlusconi lo possiamo vedere in una qualunque delle sue televisioni o nel suo emiciclo: ottengano quel che ottengono come esseri umani ma saranno sempre sottomesse alla schiavitù della bellezza e di una femminilità servile. E lui, Silvio imperatore, osannato e tronfio di machismo e impunità. 



 di Boris Izaguirre, El País, 6/2/2011, traduzione di Riccardo Ferrari

http://www.elpais.com/articulo/agenda/Quo/vadis/Silvio/elpepigen/20110206elpepiage_1/Tes 

giovedì 27 gennaio 2011

27 gennaio, filmo-bibliografia per non dimenticare

Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell'Armata Rossa varcarono i cancelli dell'inferno. Sopra a quelle porte la scritta Arbeit Macht Frei.
Dal 2000 l'Italia ha aderito con apposita legge alla proposta internazionale di scegliere il 27 gennaio come data simbolo per ricordare le vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, in particolare, come si legge nell'articolo 1 della legge 211/00, dei deportati ebrei e italiani. Io vorrei aggiungere, però, che nelle mani dei boia sono finiti anche i rom, i dissidenti, gli omosessuali, i neri, i disabili, i malati mentali e probabilmente molte altre microcategorie. Questa giornata, per quanto mi riguarda, è anche e soprattutto per loro che hanno avuto anche la disgrazia di non essere in tanti e di finire quasi dimenticati. Questa giornata è anche per coloro che si trovano in un lager in questo momento, nel 2011, in Iraq, in Afghanistan, in Libia, a Guantanamo Bay, nei cpt cpe italiani, ovunque ci siano degli aguzzini e delle vittime.
Non voglio scrivere altro perché rischierei di finire in un pasticcio di retorica da quattro soldi, per cui lo lascio fare ad altri ben meglio attrezzati autori. Ho stilato un elenco delle opere scritte o audiovisive che mi hanno colpito maggiormente. Qui di seguito l'elenco.

Testi:

Anne Frank
Diario (Einaudi, Torino, 1954)

Rudolf Hoss
Comandante ad Auschwitz : memoriale autobiografico di Rudolf Höss / prefazione di Primo Levi. (Einaudi, Torino, 1985)

Primo Levi
Se questo è un uomo (De silva, Torino, 1947)
La Tregua (Einaudi, Torino, 1963)
I sommersi e i salvati (Einaudi, Tornio, 1986)
Il sistema periodico (Einaudi, Torino, 1975)

Hans Mommsen
La soluzione finale (Il Mulino, Bologna, 2003)

Vincenzo Pappalettera
Tu passerai per il camino – Vita e morte a Mauthausen (Mursia, Milano, 1965)

Mimma Paulesu Quercioli
L'erba non cresceva ad Auschwitz (Mursia, Milano, 1994)

Aleksandr Isaevič Solženicyn
Arcipelago Gulag - 1918-1956 – Saggio d'inchiesta narrativa (Mondadori, Milano, 1973)
Una giornata di Ivan Denisovič (Einaudi, Torino, 1963)

Film:

Steven Spielberg
Schindler's List
USA, 1993,
BN/Col

Roman Polanski
Il Pianista
Tit. Orig. The Pianist
UK, FR, POL, DE, 2003
Col/BN

Radu Mihaileanu
Train de Vie
FR, BE, NL, IL, 1998
Col

Brian Singer
L'Allievo
Tit. Orig. Apt Pupil
USA, 1998
Col

Costantin Costa-Gavras
Amen.
FR, DE, RO, 2002
Col

Peter Kassovitz
Jakob il bugiardo
Tit. Orig. Jakob the liar
USA, 1999
Col

Alberto Negrin
Perlasca, un eroe italiano
IT, 2002
Col

Yves Simoneau
Norimberga
Tit. Orig. Nuremberg
USA, 2000
Col

Alan Parker
Mississippi Burning – Le radici dell'odio
Tit. Orig. Mississippi Burning
USA, 1989
Col


Canzoni per non dimenticare:








mercoledì 19 gennaio 2011

ENEL ENERGIA ovvero: il metano ti da una mano ma...occhio al deretano!

Pubblico la seguente segnalazione che ho ricevuto da un'amica. Io personalmente mi astengo dal fare qualsiasi commento e dal prendere posizione in merito. Mi permetto soltanto di segnalare che su internet si possono trovare centinaia di dichiarazioni simili e che riporto alcuni dei link che ho trovato in calce. Se Enel Energia, Crivia o Spiderweb vorranno dare spiegazioni possono postare un semplice commento che mi impegnerò a pubblicare come post.
I nomi delle persone coinvolte sono stati cambiati per mantenere l'anonimato.

La signora Maria sta cucinando, il sugo è pronto e l'acqua sta bollendo, rimane solo da buttare la pasta. Ma suonano alla porta e Maria abbassa il fuoco per andare ad aprire. "Salve, ho un questionario da compilare per le bollette della luce" Maria da un occhio al tesserino del ragazzo un po' perplessa, c'è il simbolo di Enel e c'è scritto Giorgio, poi risponde "Lo lasci nella cassetta delle lettere, non ho tempo" "No, perché devo compilarlo e controllare i dati sulle bollette, i contatori e i consumi. Perché sa che adesso ci sono le fasce orarie differenziate, vero? Ci metto solo un minuto" risponde Giorgio di Enel Energia presentandole un foglietto di Hera (un foglio che Hera mette all'interno delle buste con le bollette che invia ai sui clienti, n.d.a.) "Va bene, entri". Il ragazzo entra in casa, si fa mostrare dove sono i contatori e gli da un'occhiata. Apre una cartellina di similpelle nera, scrive qualcosa, poi si fa consegnare una bolletta della luce e una del gas e ricopia i dati. "Mi serve il suo codice fiscale signora, sulla bolletta non c'è." Maria risponde "L'intestataria non sono io, è mia madre che è deceduta." Giorgio ci pensa un po', poi chiede il codice fiscale della madre defunta, continua a compilare i fogli e nel mentre racconta a Maria di aver avuto da poco un incidente in moto e di aver iniziato soltanto a fare l'agente per Enel Energia su consiglio di un amico.
Poi le racconta delle origini e del significato del suo nome. Poi chiede di firmare. La signora Maria ha l'acqua sul fornello che sta bollendo da alcuni minuti, ci pensa, poi risponde spazientita: "Perché devo firmare?" Giorgio le spiega: "è solo una firma per dimostrare al mio datore di lavoro che sono passato da lei. Firmi pure col nome di sua madre, tanto si sa che le persone nate prima del 1935 sono anziane e qualcuno può firmare per loro, sua madre è addirittura del '29! Comunque è solo pro forma" Maria firma i due fogli che sono scritti così in piccolo che potrebbe starci un condensato di Guerra e pace in quelle righe. "Ha visto che ci voleva solo un minuto?" Giorgio se ne va dopo aver lasciato due cartelline aperte sul tavolo della cucina. Maria torna ai fornelli, finisce di cucinare il pranzo, da da mangiare al cane, alla tartaruga, alla calopsita, al coniglio, al canarino e, finalmente si mette a tavola.
Mentre infila in bocca la prima forchettata di penne al pomodoro le cade lo sguardo su quei fogli scritti in caratteri microscopici in quelle cartelline aperte che Giorgio di Enel Energia ha posato sul tavolo. Maria chiude la copertina e legge: MODULO DI ADESIONE PER LA FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA E/O GAS. Poi riapre le cartelline e legge, cioè prende una lente d'ingrandimento e legge tutto. La signora Maria è appena diventata cliente Enel Energia per la fornitura di gas metano, bè, tecnicamente lo è diventata sua madre. Deceduta. La signora Maria sente un suono provenire da lontano che fa cù-cù, cù-cù, cù-cù, sempre più forte, sempre più forte (sì, proprio come nel Mattatore con Vittorio Gassman).
A Maria si annebbia la vista e corre a fare vedere i contratti (la signora possiede due contatori del gas) alla figlia, Giovanna. Giovanna cerca di mantenere la calma, recita un mantra e chiama immediatamente il numero del servizio clienti che compare sul contratto. Risponde un'operatrice che la ascolta e che, stupita, le risponde che la loro forza è la trasparenza e che comunque deve chiamare un altro numero e glielo detta, poi riattacca. Giovanna compone l'altro numero e le risponde un altro operatore che spiega Giovanna che è sufficiente inviare un fax in carta semplice con il disconoscimento della firma del parente deceduto e la da un numero. Giovanna manda il fax, ma il numero risulta inesistente o errato. Richiama. Altro operatore. Il numero di fax è sbagliato, le hanno dato quello di Enel Energia Luce, mentre a lei serviva quello di Enel Energia Gas. Inoltre le fanno notare che non basta mandare un fax, ma che bisogna inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno contenente 1) la dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà 2) un'autocertificazione nella quale si dichiara di essere l'unico erede del deceduto 3) una fotocopia di un documento d'identità dell'erede 4) nonchè la richiesta di cancellazione dei contratti appena stipulati. Giovanna le chiede se a Enel Energia non interessi sapere chi le ha fatto firmare i contratti, l'operatrice gentilmente risponde che a Enel Energia questo non interessa, la stipula dei contratti, infatti, la gestiscono ditte esterne.
Giovanna riattacca, trattiene una grossa bestemmia e cerca tra le carte che Giorgio di Enel Energia ha lasciato a sua madre. Trova le copie dei contratti compilate dall'operatore ma senza la sua firma o quella della madre, ma trova un foglietto fotocopiato intestato a CRIVIA s.r.l partner di Spiderweb. Si tratta di un modulo per il "consenso informato", dove il firmatario dichiara che l'incaricato di Crivia le ha 'correttamente spiegato' che sta firmando un contratto, quali sono le clausole, che ha deciso liberamente di scegliere Enel Energia, eccetera. Giovanna ora guarda sua madre "hai firmato anche questo?" le chiede. Maria legge attentamente. "Non ho mai firmato niente del genere" replica decisa.
Giovanna allora telefona al numero di Crivia s.r.l., le risponde un'operatrice con la voce da cornacchia. Giovanna le racconta l'accaduto e l'operatrice le spiega che per recedere dai contratti deve inviare un fax e una raccomandata A/R... A quel punto Giovanna le risponde che, poiché si è trattato di una firma estorta con l'inganno, spetta a loro sistemare la faccenda. Giovanna non molla, l'operatrice le chiede l'età della madre. Giovanna chiede spiegazioni e la cornacchia risponde che se la signora fosse anziana potrebbe annullarle il contratto, ma che purtroppo l'età di Maria non lo consente e che doveva leggere prima di firmare, poi vorrebbe riattaccare ma Giovanna minaccia una denuncia per truffa, l'operatrice acconsente a segnarsi i numeri dei contratti e promette di sistemare la cosa.
Naturalmente, Giovanna invierà lo stesso quel fax e quella raccomandata. Non si sa mai cosa può accadere, magari a queste persone oneste verrà un attacco d'amnesia, così, all'improvviso.

Ora, come ho dichiarato all'inizio, io non voglio pronunciarmi in merito, anche se un'idea me la sono fatta. Vorrei invece lasciare qualche interrogativo al quale spero che qualcuno vorrà rispondere:

- In questo caso, possiamo parlare di truffa/inganno/raggiro?
- Quante e quali ditte utilizzano questi metodi per ottenere dei contratti?
- Quanti contratti vengono ottenuti in questo modo da Enel Energia e che giro di denaro ne ricava (se ogni dieci anziani cinque firmano è un bell'andare direbbero dalle mie parti)?
- C'è una remota possibilità che queste ditte esterne ottengano provvigioni da Enel Energia in base al numero di contratti che riescono a concludere e che quindi cerchino di ottenerli con metodi, diciamo, poco trasparenti?

Vi farò sapere come va a finire.



Ecco alcuni link con altre..., chiamiamole storie, che riguardano i contratti con Enel Energia:


domenica 16 gennaio 2011

2012 e non più 2012 – ovvero: guida economica per l'apocalisse

Ci risiamo. Non so se questa storia sia iniziata attendendo l'anno zero - forse i cialtroni esistevano anche 2011 anni fa – oppure se qualcuno si aspettasse qualche catastrofe allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre dell'anno uno avanti Cristo. Ma che importa? La conta degli anni non esisteva come la conosciamo oggi, c'era il calendario ebraico e nessuno aspettava l'anno zero. Allora questa storia è iniziata dall'anno 999 d.C. quando moltissimi matusa sdentati, con la barba lunghissima, coperti di cenci giravano per le strade infangate a proclamare la fine del mondo. Non riesco a immaginarmi la confusione che poteva provocare una tale profezia in tempi così bui. Alcuni documenti in mio possesso (li ho ereditati dalla mia famiglia che pare li conservi da allora) riportano il caso di un cardinale che, preso dal terrore e dallo sgomento per l'avvicinarsi del giudizio universale, vergò una lunga confessione in latino, la sigillò con la cera lacca e la affidò a una carovana diretta a Roma con l'ordine di consegnare la busta direttamente al pontefice. Qualche giorno più tardi, la sera del 31 dicembre, il cardinale prese un potente sonnifero per non dover assistere alla fine del mondo. Il tapino si risvegliò il 2 gennaio dell'anno mille, quando oramai il papa sapeva che quel servo di Dio serviva in realtà solo se stesso, estorcendo denaro in cambio di indulgenze e frequentando in incognito i postriboli meglio forniti d'Italia. Cose che capitano.
Comunque, passarono gli anni e poi i secoli e si arrivò all'anno di grazia 1999. C'e sempre questo 999 che ricorre: la mano di Satana che gira i sei al contrario, oppure soltanto la normale successione delle cifre arabe. Resta il fatto che ci rifummo! Non c'era tanto la paura della fine del mondo, ma il terrore (per alcuni ben più spaventoso del giudizio universale) per un possibile black-out globale o per qualcosa come un collasso dei sistemi informatici di tutto il globo: il famigerato millenium bug. In molti infatti pensavano che allo scoccare dell'ora fatidica i calendari dei computer sarebbero tornati indietro di mille o duemila anni, che i datari elettronici non avrebbero capito che 1/01/00 significava primo gennaio duemila. Le banche avrebbero convertito le nostre lire e i nostri dollari in talleri o in sesterzi – tutto dipendeva da come il computer avrebbe interpretato quel doppio zero, alcuni addirittura temevano di dover vedere i propri denari trasformati in farina. Ma non è successo niente di tutto questo. Qualcuno poi ha fatto notare ai più che il secolo non finiva il 31 dicembre del 1999 ma il 31 dicembre del 2000, quindi è scemato pian piano e silenziosamente l'interesse per quel notevole scatto di cifre sul datario e per la fine del secolo.
Soltanto bifolchi, bifolchi nell'anno zero, bifolchi nell'anno mille, bifolchi nell'anno duemila. Io, anzi, questi anni li eleggerei rispettivamente come "anno del fornaio", "anno del mugnaio" e "anno della nonna". Mia nonna fa sempre le torte con la farina doppio zero e vengono buonissime.
Ma ci risiamo, finalmente. Stando all'ultimo toto-catastrofe, questo che è appena iniziato è l'ultimo anno intero che ci resta perchè il 2012, come il resto del mondo, finirà il 21 dicembre o giù di lì. È incredibile come siamo fortunati, non è dato a tutti di assistere a due catastrofi nel giro di 12 anni! Cosa succederà e perché? Da quanto ho pututo capire, è tutta colpa dei Maya. Il loro calendario finisce proprio nel 2012 e, dato che i Maya erano profondi conoscitori dei cicli astronomici e dei movimenti dei pianeti, si suppone che prevedessero la fine del mondo come lo conosciamo. Provate a dire che non ci credete. Vi risponderanno che non ci sarà proprio la vera fine del mondo, ma che avverranno soltanto degli sconvolgimenti di portata globale che cambieranno per sempre il volto del pianeta. Perché c'è il pianeta X che sta arrivando, perciò si invertirà il magnetismo terrestre, e poi questo pianeta X si allineerà con la terra, col centro della galassia e col Sole, una roba che non capita quasi mai, e...
"Si fa un trenino?"
No, saranno cazzi grossi e amari per tutti. Vedrai.
Vedremo.

Come si può fare allora per affrontare una tale e così ben argomentata catastrofe annunciata? Ho individuato alcune strade che si possono prendere.
UNO: scrivere libri, fare trasmissioni televisive, girare film e documentari, organizzare conferenze, vendere tutto questo, raccogliere le generose offerte delle persone che abbiamo appena terrorizzato e turlupinato e aprire un conto in Svizzera (pare che i Maya avessero previsto che la Svizzera, alla fine, sarebbe stata risparmiata dalla fine del mondo).
DUE: Farsi terrorizzare da cialtroni in giacca e cravatta solo perchè parlano un linguaggio per noi poco comprensibile, ma affascinante, comprare i loro libri e i loro dvd, iscriversi a Scientology, farsi la scorta di fagioli in scatola, acqua potabile, torce elettriche, gasolio e chiudersi in cantina, iniziare ad adorare divinità Maya davanti a un calendario circolare di pietra. Se non avete una cantina di cemento armato non vi resta che comprare una bara e lasciarmi i vostri averi (i dati per il bonifico li trovate in fondo a questo articolo).
TERZO: Documentarsi. Andare al planetario, alla biblioteca e prendere un testo di astronomia. Chiedere spiegazioni agli esperti di settore, quelli veri, anche nei forum sulla rete. Domandarsi perché le compagnie di assicurazione e le banche non sono affatto preoccupate e perché vi concedono i mutui nonostante l'arrivo dell'Armageddon. Non dare soldi a nessuno! Se proprio godete con le catastrofi guardate i telegiornali o la trasmissione Porta a porta.

Questo articolo è stato redatto col massimo rispetto per i Maya, ma col massimo disprezzo per chi lucra sulle paure altrui. Nessuno è più autorevole solamente perché appare in televisione e su un libro.

NB: Porcamiseria! Per postare questo articolo sono dovuto uscire dal bunker: per colpa delle pareti piombate il wi-fi pubblico non prende.

I quattro cavalieri dell'apocalisse, ovvero guerra, fame, morte e malattia, incisione di Albrecht Dürer