sabato 27 novembre 2010

Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare il cine-panettone




Ore 20,30, cabina di proiezione. Alla mia sinistra c'è una buona parte di quello che secondo me rappresenta la magia del cinema, una tecnologia che, se si parla di pellicola, è cambiata poco da quando i fratelli Lumière la misero a punto: il proiettore 35 millimetri. Non ve lo posso descrivere a parole, il proiettore, dovreste prima vederlo, conoscerlo, toccarlo e poi, solo successivamente, potreste apprezzarne i principi di funzionamento - il cinema non è fede cieca, devi vederlo per amarlo, sennò non ci credi che esiste davvero. Una macchina, il proiettore, che con destrezza padroneggia le leggi della fisica, della meccanica, dell'ottica, dell'acustica e dell'idraulica e che così, perfetta, viene affidata alle mie mani indegne. A volte mi chiedo se sono un privilegiato profano oppure soltanto un operaio di livello 3b (oppure tutti e due).
Ma dicevo...ore 20,30, cabina di proiezione. La pellicola è già messa in macchina, sinuosa e lucida avvolge un rotismo, lo lascia e segue le curve di un altro e poi di un altro ancora per raggiungere finalmente la bobina inferiore. Posso quindi premere il pulsante verde che dà corrente ai motori, posso alzare la serranda, spegnere le luci di sala e alzare l'interruttore che fa accendere la lampada e il lettore della colonna sonora. Gesù Cristo avrebbe avuto molto più successo se qualche volta avesse compiuto anche un tale miracolo (e, magari, i romani invece di condannarlo a morte lo avrebbero eletto premier).
Insomma, un aggeggio in grado farci sognare altre vite e altre storie per un paio d'ore vale di certo il prezzo del biglietto. Ma non sempre, però.
Allora, dicevo? Ah, sì, si spengono le luci di sala e inizia la proiezione. Cosa abbiamo di bello oggi? Guerra? Spionaggio? Storia d'amore su isola deserta? Poliziesco? Commedia? No, il film di oggi fa parte di un genere abbastanza recente, che probabilmente ancora non si studia al DAMS: il cine-panettone di Natale. Per gli amici cinepanettone, per molti l'unico film dell'anno visto al cinema e per pochissimi una ricca tredicesima alla faccia della critica di settore e dei cine-intellettuali a là Ghezzi.
Non voglio fare la solita critica alla qualità di queste schifezze che non valgono nemmeno la pellicola sulla quale sono sviluppate e 'ché poi sarebbe come dire merda allo stronzo (ops, l'ho fatta), voglio soltanto cercare di capire perché tante persone si informano sugli orari,, telefonano, caricano i figli in macchina e arrivano pure in anticipo per spendere 7,50 euro a testa. Le trame di queste opere di alta gastronomia natalizia le conosciamo, sono sempre le solite, non c'è nessun colpo di scena, nessuna sorpresa: storie di ricchi fedifraghi e di strafighe Abarth color bronzo metallizzato si perpetuano sugli schermi ogni Natale uguali a loro stesse. Ma, allora perché? Forse proprio perché non c'è nessuna sorpresa, non c'è nessuna delusione e il padre di famiglia può stare tranquillo, 'ché suo figlio vedrà al massimo qualche paio di tette nude e qualche Massimo Boldi che rischia di finire sodomizzato da un branco di omosessuali vestiti da poliziotto. Il figlioletto, registrerà le immagini che più gli piacciono e si ammazzerà di seghe. Ma è la qualità del film oppure la qualità del pubblico che mi ripugna tanto? Ma poi, che ne so io della qualità del pubblico? Certo, non è un convegno di Harvard, ma nemmeno del Ku Klux Klan. Sembrerebbe il reparto di degenza dopo una lobotomia di massa. Ma nemmeno questo poi: i lobi frontali non mancano, non si vedono le cicatrici e quasi nessuno perde bava dalla bocca. Allora? Sarà, forse, che noi italiani siamo un po' come questi personaggi, morti di figa, ricchi, furfanti ma col cuore d'oro che si accende per il lieto fine? Agli americani il western e a noi il cine-panettone? Forse, dato che se ne vedono sempre di più e che si moltiplicano: c'è il Boldi, il DeSica, il Pieraccioni (sì, anche lui, trama scontata e tette garantite), il Moccia, poi le Winx e ora ci si mettono anche Aldo, Giovanni e Giacomo. Sembrano film, ma in realtà sono abiti su misura delle ricerche di mercato: c'è una parte di popolazione che ha X euro da spendere, facciamo un film sui quattordicenni innamorati; c'è una parte di popolazione che a Natale non guarda nemmeno cosa sta per vedere, spariamogli un cinquantenne straricco che cornifica la moglie con una velina. Già, perché non basta vedere in tv questi buchi con la carne attorno, vogliamo vederli anche al cinema.
Ma c'è di più. Per dimostrare che il nostro genere nazionale è il cine-fast-food, basta leggere i titoli di coda. Spalancherete le bocche, il bolo di pop-corn cadrà sulla moquette rossa delle poltrone e del pavimento perché alcuni di questi film ricevono sovvenzioni riservate a pellicole di particolare importanza culturale eccetera, eccetera.
Ma perché non capisco il mio paese? Qualcuno mi dica che cosa non capisco. Non pretendo che si proietti Eisenstein in russo con sottotitoli in tedesco a Natale (non guarderei nemmeno quello), ma un film leggero e di qualità “per tutti” esisterà bene? Ma anche la qualità è un punto di vista? Sarà sarà... Ma io non lo so, l'ho assaggiato questo panettone eppure non riesco a sentire alcun sapore. Poi, io preferisco le torte di mia nonna, sempre più rare ormai, ma sempre così gustose.
Alla fine, devo confessarlo, passata la maratona natalizia, quando rimetterò le pellicole nei loro scatoloni e li riconsegnerò al corriere, chiuderò la grande porta del cinema e seduto piangerò piano, al buio, in solitudine perché quei film mi mancheranno, perché non posso farci niente, anche io li amo, ormai. Non mi importa più di sapere se ce lo vogliono mettere là dietro, in basso a tradimento o se siamo noi che ci pieghiamo a novanta gradi e che ringraziamo mentre fumiamo una sigaretta di rito.
Vi amo anch'io cinepanettoni, ecco i miei 7,50 euro, posto centrale prego. Ma si può entrare con la bibita?









P.S.: Non preoccupatevi dei critici, secondo me coi tagli all'istruzione pubblica che sono in programma avrete una clientela garantita anche fra le prossime generazioni.
Buon Natale.

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