martedì 16 novembre 2010

In un altro paesino

Per diversi motivi, è da qualche anno che non frequento più il paesino di provincia nel quale vivo. Mi è successo, invece, di aver ottenuta la cittadinanza onoraria nell'altro paesino di provincia nel quale mi è capitato di trovare lavoro. Così, dopo 5 anni, il mio paese adottante mi ha dato un nuovo bar - con nuovi ubriaconi, nuovi matti, nuovi anziani urlatori e non, nuovi scemi del villaggio e nuovi baristi - una nuova biblioteca (prima manco ce l'avevo), una nuova piazza, un nuovo negozio di alimentari di fiducia e così via, così via. Il fatto che io mi trovi spesso in questo luogo per lavoro ha fatto in modo che le persone con cui parlo siano anch'essi, per la maggior parte almeno, gente che ci lavora. In particolare, quello che mi impezza più spesso è il fruttivendolo (sarà perché sono vegetariano?). Mi parla di religione. Che veda in me una pecorella smarrita, forse? Mai lo sapremo. Quello che so di certo è che le nostre conversazioni si sono sempre limitate a uno scambio di vedute riguardo la fede, del tipo "Io non credo" "Io credo che Dio esista in tutta la natura" "Stronzate!" "No, ma, perché...". Insomma, quel pover'uomo ha trovato in me una bella gatta da pelare. Una gatta scettica, comunista, montanara e di pianura al tempo stesso, cinica, bastarda e così via, così via.
Ma, come dicevo, fino a quel giorno il mio rapporto con quell'uomo è rimasto su un piano civile. Ma quel giorno ha fatto un errore madornale. Mi ha fatto leggere. Entro nel negozio, mi servo, vado alla cassa e quello mi mette davanti un libricino da quattro soldi tipo "Un pensiero al giorno per 365 giorni" e mi dice "leggi, leggi qui". Io leggo. Parla della reincarnazione. Finisco e dico "bè, è un'idea", lui fà "hai capito, insomma? Se ti comporti male ti reincarnerai e farai una brutta vita, magari nascerai e verrai trattato male. Per espiazione, capito?". Io, che non avevo ancora le valvole del cervello calde, rispondevo "si, certo, è un punto di vista anche quello...". Poi esco, faccio qualche passo, l'aria fresca del mattino mi schiaffeggia per bene e inizio a riflettere su quello che ho letto e sentito dal fruttivendolo, è inevitabile, è un lavorio che non posso controllare.
Ho pensato, ma che cosa vogliono questi venditori porta a porta di destino, questi promoters del karma (ma non sanno bene cosa sia), questi cavalieri della reincarnazione eterna? Questi masnadieri del "tutto capita per un motivo", cosa vogliono da me? Io non lo compro l'aspirapolvere del disegno divino. Se al mio vicino di casa viene la leucemia, se ha solo 7 anni, posso anche solo rischiare di pensare che "se lo sarà meritato, magari era lui Adolf Hitler"? No, caro fruttivendolo, quello che posso dirti è soltanto "suca!" (ma non gliel'ho detto, sono per il quieto vivere io).
Poi, rientrando al lavoro, ho cambiato idea. E se avesse ragione lui? Se tutto succedesse per una sorta di nemesi divina?
Così ho pensato che se gli do un cazzotto sul naso, o in un occhio, non potrebbe mai biasimarmi, dovrebbe anzi vedermi come uno strumento bruto nelle mani di Dio onnipotente. Anzi, se mi decido a dargli un bel calcio su uno stinco, potrei scoprire che quello era, che ne so, almeno un avvocato. Se lo investo con l'automobile, scommetto che nella sua vita precedente faceva lo strozzino.
Dipende da me.

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