martedì 9 novembre 2010

Leggende metropolitane

Dall'Appennino modenese a New York passando per Elio e le Storie Tese.
Questo è un piccolo testo che scrissi per un esame di letteratura all'università. Adattato, eccolo.


Prima raccogli i fatti, così in seguito potrai distorcerli come ti pare. Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe.
Mark Twain





Chi non ha mai ascoltato o ha canticchiato Mio cuggino?”(Bonato, 1998, p. 14)
Sicuramente molte persone non hanno mai ascoltato né canticchiato la canzone di Elio e le storie tese citata dalla Bonato come incipit per il suo libro sulle leggende metropolitane. Forse la domanda esatta sarebbe stata “chi non ha mai ascoltato o raccontato una leggenda metropolitana credendola vera?”. Non posso resistere alla tentazione di raccontare un simpatico aneddoto a mo’ di introduzione a questo piccolo lavoro. Qualche anno fa, credo che fosse estate, ero a casa a oziare con mio fratello Paolo e con un nostro amico che per comodità chiamerò Caronte. Chiacchierando del più e del meno venne fuori che un nostro conoscente si era ammalato di AIDS. Me lo confermarono tutti e due. Tempo dopo venni a sapere che non era assolutamente vero, “meglio così” pensai. Il fatto più curioso era il come questa bugia si era diffusa fino a diventare un problema serio. Qui, nel mio paesello di provincia, metà della popolazione era convinta che quel ragazzo avesse l’AIDS! Bene, accadde che il mio amico Caronte commentò a voce alta le sembianze magre e pallide del finto ammalato “Guarda quanto è magro, è bianco come una pezza, avrà mica l’AIDS?”. Un altro amico, non si fece scappare l’occasione e lo pregò di parlare piano perché in effetti, l’AIDS, quello ce l’aveva davvero. Caronte abboccò, lo raccontò a mio fratello, loro lo raccontarono a me e così via, fino a che quello scherzo si trasformò in una faccenda seria.
Ovviamente questa non è una leggenda metropolitana, ma uno scherzo riuscito fin troppo bene. Quello che è interessante notare è che lo scherzo ha funzionato perché chi ha trasmesso la notizia ci credeva per primo. La maggior parte delle persone che raccontano e tramandano le leggende metropolitane ci crede davvero e per questo motivo le racconta bene, le arricchisce di particolari nuovi, assicura di averlo letto su qualche giornale o di averlo sentito alla radio, le ambienta nello spazio e nel tempo. Ricordo anche di avere sentito di quella ragazza che per il suo diciottesimo compleanno diede una festa al Picchio Rosso di Formigine, si sentì male e venne portata al pronto soccorso. Le fecero una lavanda gastrica e le trovarono trentatré centilitri di sperma nello stomaco. Nella raccolta della Bonato alcuni intervistati raccontano questa storia, ma accade a Novara, Torino e Savona. A questo punto ho fatto una ricerca con Google per capire fino a che punto si è diffusa questa leggenda. La ricerca mi ha dato “118.000 risultati per 33 centilitri di sperma in 0,32 secondi” . Ecco cosa ho trovato su un forum:
Il primo scrive:

Qui a Modena c'è una tizia che le hanno fatto una lavanda gastrica e le hanno trovato 33 cl di sperma... una lattina!
E il bello è che si sa chi è, solo che non si sa sia vero o no. Sembra di si.

Un altro risponde:

l'unica cosa che non cambia mai in questa storia (forse la più diffusa in Italia) è la quantità dello sperma, 33cl=una lattina, io ne ho conosciuti 4 che hanno giurato solennemente di conoscerla (in 4 città diverse), uno c'era in classe insieme, uno era presente alla festa, uno glie l'ha detto uno che ce stato, l'altro mi ha portato al bar dove lavora la tipa...
ci siamo presi 33cl di birra
1

Io consiglio vivamente di spendere quindici minuti a leggere tutte le altre leggende presentate su questo forum perché alcune sono davvero esilaranti. Ma quello che conta è che un’alta percentuale delle persone che raccontano queste leggende ci crede veramente, glielo ha detto un amico di un amico che l’ha sentito da suo cugino che era presente.


Narrazione orale. Questa è la cornice nella quale sono dipinti tutti i tratti fondamentali della leggenda metropolitana. Chi racconta fa parte della storia, ha visto o sentito, è parte dell’intreccio, conosce qualcuno che era presente, è il protagonista e la sua presenza in qualità di narratore “induce chi ascolta a ritenere vera ogni cosa detta dall’interlocutore” (Bonato, 1998, p. 15). Smentire chi racconta equivale a negarne l’identità stessa e ciò, nel caso di conoscenti stretti o parenti, sarebbe impensabile. Inoltre, nella tradizione orale, all’intreccio del racconto contribuisce anche il pubblico che difficilmente è composto di una sola persona. Il narratore di fronte ad un gruppo può osservare delle pause, cambiare l’intonazione, la cadenza e l’intensità per sottolineare alcuni particolari della storia che viene presentata al pubblico come una cronaca di vita reale, quasi fosse un notiziario. Il pubblico da parte sua può interrompere il narratore per chiedere spiegazioni o esprimere il proprio parere magari aggiungendo dettagli al racconto. Anche i silenzi del pubblico comunicano all’interlocutore qualcosa tramite gesti, espressioni e posizioni e questa interazione, verbale o non verbale, contribuisce a fissare gli elementi della leggenda, infatti il narratore racconta “ciò che il pubblico richiede o è disposto a tollerare” (Ong in Bonato, 1998, p.16). In questo modo il pubblico diviene poi narratore a sua volta, in modo particolare se, come ho già affermato, ritiene reale o verosimile ciò che racconta.
In questo si è aiutati anche dai mass media che contribuiscono a volte a diffondere queste leggende, dalla carta stampata alla radio fino ad arrivare a Internet. Come accertato da Brunvand e dalla Bonato soprattutto “ad attribuire credibilità alle leggende metropolitane sono anche i mass media[…]Consideriamo inoltre che quando una leggenda metropolitana viene enunciata come vera dagli organi ufficiali di informazione non è sufficiente una semplice ritrattazione per disinnescare le reazioni che spontaneamente si producono”(Bonato, 1998, p. 17). In questo contesto è da ritenersi altresì importante il rapporto che oggi ha la gente comune con la scienza e la tecnologia, dove un espianto di reni operato in una camera d'albergo e una tracheotomia praticata con la cannuccia di una biro sull'autobus sono eventi che hanno acquisito una certa “quotidianità” grazie ai notiziari che parlano di questo tipo di interventi al limite del possibile e agli action movies hollywoodiani che ce li ripropongono. In fondo la maggior parte delle leggende metropolitane è lo specchio di un mondo nel quale la realtà di tutti i giorni offre storie che, se non avessimo la certezza che sono accadute, ci sembrerebbero leggendarie. Come afferma il biologo britannico J.S.Haldane “l’universo non solo è più strano di quanto immaginiamo ma è più strano di quanto POSSIAMO immaginare”.2
E’ necessario considerare però, come fa Brunvand, che le leggende metropolitane sono storie reali che sono troppo belle per essere vere. Accadono a persone comuni, in luoghi comuni ma sono troppo bizzarre, comiche o raccapriccianti. Si spingono troppo in là per essere considerate reali. Sono accadute al vicino di casa, all’amico di un amico, in ufficio, al centro commerciale, in autostrada, in discoteca o a casa. Certo è assolutamente plausibile che certi fatti possano accadere ma “è assolutamente improbabile che siano capitate davvero in tutti i diversi momenti e luoghi descritti da chi narra tali storie” (Brunvand, 1999, p.7). Del resto le coincidenze sono tali proprio perché sono coincidenze! Ricordo un fatto di cronaca di qualche anno fa di cui non riesco a rintracciare la fonte: il figlio torna dalla discoteca verso le cinque del mattino, il padre esce per andare al lavoro e si scontra in macchina col figlio, forse un colpo di sonno. Uno dei due muore e l’altro è grave. La madre che prende l’autobus per recarsi al lavoro vede l’incidente, riconosce le auto dei familiari e ha un infarto. Coincidenze. All’inizio del film Magnolia ,di Paul Thomas Anderson, il regista presenta fatti reali, o presunti tali, di cronaca, talmente strani da sembrare irreali o leggendari, le chiama fatalità. C’è persino la famosa leggenda del sommozzatore pescato da un Canadair in un lago e gettato su un bosco in fiamme. E’ una leggenda ricorrente sia nella narrativa orale o scritta che nel cinema. Ad esempio in “Fantozzi subisce ancora” di Neri Parenti lo sfortunato ragioniere subisce lo stesso trattamento. Anderson conclude l’inizio del suo film così: “…l’umile opinione di questo narratore è che non si tratti solo di qualcosa che è successo, e che non possiamo archiviarlo come uno scherzo del caso, no signori, non è possibile. Io non riesco a spiegare bene ciò che penso ma per me non si trattò di una pura fatalità…no…stranezze simili accadono di continuo.” (Anderson, 1999).
Un altro carattere tipico delle leggende metropolitane che si nota più di altri è quello del ruolo del narratore nella vicenda, ovvero il narratore afferma di essere stato presente al fatto:
All’epoca frequentavo la facoltà di medicina alla John Hopkins. Qualcuno per giocarmi un tiro mancino tagliò via un dito al cadavere a cui stavo lavorando e se lo tenne.”(Brunvand, 1999, p.71)
Questa storia non mi è stata raccontata da nessuno, perché è successa proprio a me…”(Bonato, 1998, p. 85)
Oppure, e questo è un pattern ricorrente, il narratore afferma che il fatto è accaduto a un amico di un amico. Nei paesi di lingua inglese è stato coniato persino un acronimo di a friend of a friend, FOAF, un amico di un amico. Qui gli esempi potrebbero essere numerosi, quindi citerò i più eclatanti ed esagerati che mi sono capitati sfogliando le mie fonti:
L’amica di un amica della sorella dell’insegnante a cui ero affiancata…”(Brunvand, 1999, p.83)
Il marito di mia cugina mi ha raccontato che un suo amico…”(Brunvand, 1999, p.89)
Questa storia proviene da mia moglie, che l’ha sentita da mia sorella, che ha un’amica, che conosce questa signora, che ha detto di aver assistito all’intero episodio.”(Brunvand, 1999, p.165)
Quando ero piccola sentivo spesso raccontare dai miei amichetti che un bambino mio coetaneo si era infilato un fagiolo su per il naso.”(Bonato, 1998, p.62)
Il protagonista quindi risulta sempre avere un qualche legame col narratore ed anche per questo si è portati a credere che il fatto sia accaduto veramente. Ciononostante certe esagerazioni, come quelle che ho riportato, fanno alzare un sopracciglio anche ai meno scettici. In effetti Brunvand riporta molti resoconti di ricerche effettuate per risalire alla fonte primaria, la quale però si rivela tutte le volte evanescente.
I personaggi, nelle urban legends , sono sempre persone normali a cui accadono cose straordinarie, un’anziana pensionata, un professore universitario e i suoi studenti, il vicino di casa, ragazzi nelle discoteche, cani dipinti come super eroi, poliziotti, sposi, prostitute, parrucchiere, meccanici, ecc. tutti personaggi che devono scontrarsi col corrispondente antagonista: un ladro, uno studente maleducato o impreparato, spacciatori di droga, assassini sadici con uncini e catene, trafficanti di organi, i “nuovi untori” che diffondono l’AIDS poi lasciano un messaggio di benvenuto…
E’ necessario notare a questo punto come le ambientazioni dei miti urbani vadano di pari passo con ogni altro elemento narrativo, sia esso il personaggio o l’epoca della storia. Anche i luoghi quindi sono i più normali: la cucina di casa, il ristorante, la discoteca, la scuola, l’ufficio, l’albergo, il cinema, l’automobile, il supermercato (e il rispettivo parcheggio)… potrei elencarne altri ancora ma a questo punto mi sembra opportuno segnalare come oggi la leggenda metropolitana si sia diffusa anche sulla rete Internet e tramite essa. Infatti a queste nuove leggende Brunvand dedica il capitolo 20, “Allarmi infondati” del suo libro, precisando però che nella maggior parte dei casi si tratta di cattiva informazione più che di leggende vere e proprie. Riporto una e-mail che ho ricevuto proprio qualche giorno fa:

Oggetto: Attenzione: Virus!!!
Sta circolando in internet una nuova frode....
Rubano la tua mail di Hotmail, cambiano la password ed attraverso
messenger e via mail contattano tutti i tuoi amici, ovviamente
spacciandosi per te, dicendo che hai grossi problemi economici e che hai
urgente bisogno che ti facciano un prestito depositando dei soldi su uno
specifico conto corrente oppure chiedono o un numero di carta di credito
o cose simili (RIPETO sempre spacciandosi per te ). Cambiando La
password tu non hai modo di entrare nella mail ed avvisare i tuoi
contatti.Fai circolare questa mail per evitare che qualche tuo amico
caschi in questa truffa!
E' URGENTE!!!!! Di a tutti i tuoi amici che non accettino come contatto
Sonia_cabrilis di Hotmail perché è
un virus che formatta il tuo computer
e se qualche tuo contatto lo accetta automaticamente vieni infettato
anche tu!
Copia e incolla questa mail ed inviala a tutti i tuoi contatti!
BISOGNA FARE MOOOOOLTA
ATTENZIONE!!!
Come se non bastasse, potresti ricevere una mail in presentazione Power
point chiamato 'la vita es bella' ('la vita è bella') che apparentemente
è inoffensiva ma se lo ricevi NON APRIRLO ASSOLUTAMENTE E CANCELLALO
IMMEDIATAMENTE!!!!
Se questo file venisse aperto, sul monitor ti comparirà un messaggio che
dice 'ora è troppo tardi, la vita non è più bella!'. Subito dopo
perderai tutto ciò che hai nel PC ed il mittente del messaggio avrà
accesso al tuo computer al posto tuo, accesso alla mail e a tutto
quanto! Questo è un nuovo virus che ha iniziato a circolare nella rete
da sabato sera. Dobbiamo fare di tutto per bloccare questo nuovo
virus!La UOLha già confermato la sua pericolosità ed i software antivirus non
possono fermarlo. Il virus è stato creato da un hacker che si
autodefinisce 'il padrone della vita' ed il suo obbiettivo è di
distruggere i PC domestici per lottare contro la Microsoft. per questo
usa l'estensione ..pps
COPIA ED INCOLLA QUESTA MAIL ED INVIALA A TUTTI I TUOI CONTATTI COSI CI AIUTEREMO TUTTI A VICENDA!!!


Ora riporto una parodia che ha trovato Brunvand riguardo alle e-mail, nel capitolo Allarmi Infondati:
ALLARME NUOVO VIRUS
Se ricevete una e-mail recante come oggetto “Bad Times”, cancellatelo immediatamente SENZA leggerlo. Si tratta in assoluto del peggior virus trasmesso via e-mail.
Riscriverà il vostro hard drive. Non solo, ma confonderà qualsiasi dischetto si trovi anche solo nelle vicinanze del vostro computer. Modificherà la temperatura del frigorifero in modo che si sciolga tutto il gelato e il latte si cagli. Smagnetizzerà le strisce di tutte le vostre carte di credito, vi cambierà il codice segreto del bancomat, incasinerà il tracking del vostro videoregistratore e utilizzerà campi armonici sub spaziali per graffiare qualsiasi cd cerchiate di ascoltare.
Darà il vostro nuovo numero di telefono alla vostra ex-moglie. Verserà l’antigelo nell’acquario. Vi berrà tutta la birra e lascerà i suoi calzini sporchi sul tavolino quando aspettate ospiti.[…] (brunvand, 1999. p.265)


Come è facile notare, le nuove leggende che circolano in rete fanno leva sulla paura di perdere dati importanti o di perdere la propria privacy. Però, a queste e-mail innocue, si devono aggiungere le innumerevoli richieste di denaro per operazioni chirurgiche. Paolo Toselli sul suo sito internet ha cercato di smascherare quelle false, di individuare le poche vere e di segnalare quelle obsolete (http://www.attivissimo.net/). Aggiungo anche le ormai tristemente famose catene di Sant’Antonio che promettono maledizioni e catastrofi a chiunque le interrompa.
A proposito dei luoghi, ma anche delle storie che nascono da determinate situazioni e periodi storici, è necessario precisare che le leggende metropolitane fanno leva sulle paure contemporanee di chi racconta e di chi ascolta, a volte celano avvertimenti, morali, oppure persino xenofobia – come ad esempio le storie che si raccontano a proposito dei ristoranti asiatici e dei cibi poco ortodossi che servirebbero. Naturalmente non tutte le leggende nascono per spaventare o ammonire, alcune ruotano attorno a fantomatici affari troppo vantaggiosi, arricchimenti facili o risposte argute date al momento opportuno. Nel saggio di Marcello Crotti Superstizioni e leggende dell’Appennino modenese egli afferma che
Oggi le leggende vengono accomunate alle favole, hanno perso quell’alone di verità che infondeva un certo timore in chi le ascoltava; un tempo, la paura che certe leggende riuscivano ad evocare, le rendeva vere. La paura rende reali le cose che si temono, ma oggi all’incantesimo della leggenda, per evocare paura, è venuto meno qualcosa: il contatto con la natura.[…]Venivano narrate strane storie su luoghi sinistri o dove “ci si vede” e questi luoghi erano tutti nelle vicinanze o sulla strada che ciascuno doveva poi percorrere a fine veglia, non in auto, ben protetti dagli abbaglianti, ma a piedi al buio,[…]Noi oggi ci riteniamo meno ingenui che in passato (quindi ci riteniamo anche meno ignoranti) soltanto perché non sussiste più la condizione in cui una leggenda possa prendere vita[…] E’ venuto a mancare l’habitat ove queste leggende possono scaturire, impressionarci e quindi essere considerate vere.” (Crotti, 2006, p.107, 108)
Certo, “quell’habitat” è venuto a mancare, ma ne sono subentrati altri di diverso tipo, in base all’ambiente comune alla maggioranza delle persone dagli anni ’70 ad oggi: la provincia, la metropoli, la rete. Le paure non sono svanite, sono cambiate, sono state trasportate dalla villa abbandonata alla discoteca, dalla carreggiata che attraversa un bosco all’autostrada, dalla pentola d’oro alla vincita al casinò. Certo il diavolo compare di rado nelle leggende contemporanee mentre sull’appennino modenese pare che si facesse vedere spesso. Non mancano però leggende che sono state traslate quasi identiche e che si possono ritrovare sia nella cultura modenese montanara sia in quella urbana americana. In che modo non si sa, ma i particolari sono molto simili: Brunvand riporta una leggenda intitolata Il diavolo in discoteca (Brunvand, 1999, p.165) dove si narra di una ragazzina che incontra un bellissimo giovane che la invita a ballare. Troppo bello per essere reale. Mentre ballavano lei si accorse che il ragazzo fluttuava in aria e a un secondo sguardo notò che aveva zampe caprine al posto dei piedi. Si mise a gridare e cercò di sfuggirgli ma lui ridendo la ustionò e scomparve tra miasmi solforosi. Mia madre, e qui non so proprio come citare la fonte, mi ha spesso raccontato di un fatto simile accaduto a Casa Gazzoli, località Castelvecchio di Prignano sulla Secchia. Si racconta che della vecchia villa abbandonata i giovani del posto avessero fatto una sala da ballo che poi diventava teatro di incontri amorosi proibiti. La vicenda è identica, eccezion fatta per le ustioni. Infatti il folklore locale vuole che il diavolo sia sprofondato nel pavimento assieme alla sua vittima, creando un orrido che mano umana non può chiudere. Gran odore di zolfo anche da quelle parti, dicono. Probabilmente entrambe le storie sono da considerarsi come ammonizioni o deterrenti nei confronti dell’atteggiamento esuberante e trasgressivo dei giovani.
Se ne possono citare molte altre, ad esempio mentre un tempo i capelli sbiancavano o cadevano alla vista di un demone o del signore degl’inferi stesso, ora si comportano allo stesso modo alla vista dell’amante decapitato o impiccato. In effetti, nelle moderne raccolte di leggende, le sezioni dedicate ad apparizioni di fantasmi o demoni sono pressoché inesistenti o comunque di scarsa rilevanza rispetto al corpus di eventi ben più credibili oggi.
Di sicuro una leggenda metropolitana che “funziona” parla la lingua del proprio tempo. ( Non bisogna però cedere alla tentazione di credere che la superstizione popolare sia scomparsa. Tutti noi conosciamo degli amici coetanei che sostengono di aver visto qualcosa o di essersi fatti togliere il malocchio, per non parlare delle sedute spiritiche alle feste di compleanno. Non a caso sia la Bonato che Brunvand dedicano una sezione della loro raccolta al “ritorno dei morti” ).
Un altro esempio può giungerci dalla musica, nella canzone Mio Cuggino del gruppo musicale Elio e le storie tese, sono raccolti i cliché più ricorrenti delle leggende odierne: la ragazza che scrive sullo specchio dell’amante occasionale: benvenuto nell’AIDS, il cane-topo che mangia il gatto di casa, il tizio che ha un incidente in moto si toglie il casco e gli si apre la testa in due, l’espianto di un rene e il risveglio nel fosso, il colpo segreto che fa morire dopo tre giorni (ripreso per altro dai film o dai manga giapponesi sulle arti marziali), il coccodrillo albino delle fogne di New York, oggetti strani dimenticati dal chirurgo nelle viscere e perfino il ragno che esce dal tronchetto della felicità. A proposito delle antiche leggende emiliane un bell’esempio si può trovare nella canzone La Fola dal Magalàs del gruppo musicale Modena City Ramblers. Il testo è basato sulla credenza popolare (peraltro non del tutto scomparsa) che il magalasso, o magnano, un serpente assolutamente innocuo, faccia cose come assumere una posizione circolare e rotolare come una ruota per inseguire il malcapitato, assumere una posizione rigida e bastonare le gambe o gli alberi per spaventare eventuali predatori o uomini, mangiare occhi e dita. Mia nonna mi ha garantito di averne visti due esemplari che “venivano giù dalla strada in piedi”. Probabilmente, data la lunghezza notevole che può raggiungere il rettile, durante l’accoppiamento l'animale può sollevare la parte anteriore del corpo e strisciare con la metà posteriore. Naturalmente il colore nero del Biacco, o Coluber Viridiflavus, e la sua lunghezza che può raggiungere i 200 cm ne hanno fatto uno spauracchio comune in Italia, dove è uno dei due serpenti più diffusi. Innocuo e schivo, peraltro.. La Bonato non riporta questo rettile nelle leggende riguardanti gli animali, ma ha raccolto testimonianze di serpenti che piovono dal cielo, gettati da elicotteri della forestale o dei Verdi nel capitolo Vipere con il paracadute (Bonato, 1998, p.116). La parte che riguarda le leggende sugli animali è sostanziosa sia in Brunvand (si vedano i capitoli Classiche storie di cani; Animali selvatici fuori luogo e Problemi con gli animali domestici) che in Bonato ( si veda il capitolo Animali e Piante). Nel saggio di Crotti possiamo trovare l’elemento animale nella storia Al pount dal dièvel (p.124), nella storia La leggenda del cane nero (p.131), e ne La leggenda dei “du cavron” (la leggenda dei due caproni). E’ interessante notare che spesso l’elemento faunistico viene associato al demonio. Nel saggio di Crotti ritroviamo varie volte il cane, il gatto nero, il caprone, il montone e il gallo associati al diavolo. Infatti:
[il cane] In molte credenze è associato alla morte ed è la guida dell’uomo nel mondo sotterraneo” (Bonato, 1998, p.46)

Qui il diavolo non compare nelle sue sembianze, ma sottoforma di cane nero quando muore qualcuno. E’ interessante notare che il cane nero in alcune religioni è l’accompagnatore dei morti nell’aldilà” (Crotti, 2006, p.131)

Prima di concludere vorrei soffermarmi su un aspetto delle leggende antiche o moderne che mi ha particolarmente colpito. Leggendo di miti contemporanei, specialmente sul libro di Brunvand, ho notato “troppo” scetticismo attorno al presunto fondo di verità che possono presentare alcuni di essi. Mi spiego. Se si tiene conto dell’usanza di tramandare queste storie oralmente, è necessario notare che entra in gioco l’elemento “variazione”, come fa notare la Bonato quando afferma che “Come è tipico della tradizione orale, passando di bocca in bocca, le narrazioni si trasformano, si contaminano, subiscono variazioni in rapporto all’epoca storica, ai luoghi, alle culture e, in modo particolare dipendono dal conteso in cui vengono raccontate[…]. Il testo quindi tende a non ripetersi mai identico”(Bonato, 1998, p.20). Si può allora supporre che esista un elemento reale alla base di molte leggende metropolitane. Faccio qualche esempio: una delle leggende più conosciute narra dell’esistenza di coccodrilli albini nelle fogne di qualche metropoli (spesso New York) dovuta all’abbandono di questi rettili. Insomma, era di moda possedere un animale esotico ma quando questo era troppo d’impegno o la moda era passata si procedeva all’eliminazione tramite lo scarico del water. I rettili crescevano e perdevano la pigmentazione. Non è verosimile. Infatti difficilmente un rettile così delicato potrebbe sopravvivere nelle fogne di New York. Ma quante contaminazioni di fauna estranea avvengono ad opera dei capricci dell’uomo? Ad esempio, proprio qui nella valle del Po abbiamo le nutrie o Myocastor Coypus, grossi roditori importati dal Sud America nel XX secolo per farne pellicce. Una volta passata la moda della pelliccia di “castorino” gli allevatori hanno aperto le gabbie. Solo che qui in Europa non esistono predatori naturali per la nutria che in questo modo prolifera3. Un altro esempio, che leggenda non è affatto, è quello del pesce siluro o Silurus Glanis. Questo pesce venne introdotto negli anni 50 e 60 per la pesca sportiva a pagamento. Ed è vero che può superare i due metri di lunghezza e sopravvivere lungo tempo fuori dall’acqua4. Anche il famoso dodo o dronte (Raphus Cucullatus), uccello delle isole Mauritius, pare che si sia estinto proprio a causa dell’introduzione da parte dei coloni europei di specie non autoctone, come cani e suini, che ne avrebbero alterato oltremodo l’habitat5.
Se vogliamo spostarci su leggende “meno” faunistiche e pensiamo ai fatti di cronaca odierni, possiamo prendere come esempio la Leggenda del Passo Cento Croci raccontata da Marcello Crotti (Crotti, 2006, p. 158). Qui si narra di una sadica ostessa che attirava i viandanti affaticati nella sua locanda e tramite una serie di cunicoli e botole li faceva atterrare su un letto irto di lame ove trovavano una morte atroce. Il racconto nella versione di Crotti vuole che la locandiera cucinasse le carni malcapitati e le servisse ad altri ignari avventori. Altre versioni, che ho sentito di persona, riportano che la megera ne bolliva il grasso per farne saponette. Per caso, spulciando qua e là il web, ho trovato un caso di cronaca che pare proprio fare al caso nostro. E’ la vicenda di Leonarda Cianciulli, una gentile signora di Correggio che bolliva i cadaveri delle sue vittime (solo tre accertate per fortuna) con un po’ di soda caustica e cucinava torte e biscotti col sangue rappreso dei poveretti6 . Come possono non nascere leggende e miti con storie del genere? La pagina che la riguarda ce lo conferma perché riporta parecchie delle dicerie che nacquero sul suo conto, per esempio che fosse in grado di smembrare un cadavere in soli dodici minuti.
Inoltre, riguardo alle leggende in ambito universitario, quanti di noi non hanno mai avuto a che fare con professori particolarmente eccentrici o sadici (agli esami, s’intende), oppure quanti professori possono giurare di non avere mai avere insegnato a studenti che li hanno sbeffeggiati?
Purtroppo, che lo vogliamo o no, la realtà supera di gran lunga la fantasia in molti casi. Oggi possiamo facilmente accedere all’informazione stando seduti davanti ad un monitor e cercare ciò che ci interessa. Proviamo, allora, a leggere le storie di qualsiasi serial killer americano. Non sono forse tutte storie “troppo perfette”?






BIBLIOGRAFIA

Bonato Laura, Trapianti sesso angosce, Leggende metropolitane in italia, Meltemi, Roma 1998

Brunvand Jan Harold, Sarà vero? Leggende metropolitane di tutto il mondo, Armenia, Milano 2001

Crotti Marcello, Superstizioni e leggende dell'Appennino modenese, all'interno di Pagani e Cristiani, Aspasia, Bologna 2006

Elio e le storie tese, Mio Cuggino,da Eat the phikis, Aspirine/BMG, 1996

Modena City Ramblers con Paolo Rossi, La fola dal Magalàs, da La grande famiglia, Mescal, 1995







SITOGRAFIA

http://www.leggendemetropolitane.net/, portale italiano delle leggende metropolitane

http://www.snopes.com/, portale americano delle leggende metropolitane

http://it.wikipedia.org/wiki/Leggenda_metropolitana, pagina di wikipedia sulla leggenda metropolitana

http://forum.skatemap.it/viewtopic.php?t=4735&postdays=0&postorder=asc&start=30, pagina di un forum sulle leggende metropolitane

http://www.attivissimo.net sito di Paolo Toselli dove sono raccolte anche leggende che circolano in internet su presunti complotti, virus devastanti e altre "bufale"

Tutti i siti internet qui riportati sono stati consultati nel periodo Agosto/Settembre 2007. A tutto il 17 settembre le pagine erano ancora tutte consultabili.





FILMOGRAFIA

Anderson, Paul Thomas, Magnolia, USA 1999

Parenti, Neri, Fantozzi subisce ancora, Italia, 1983







Note:
1 Tratto da:http://forum.skatemap.it/viewtopic.php?p=50019&sid=e6ea67cdd8520b38611ab1baad21ca81
2“…the Universe is not only queerer than we suppose, but queerer than we CAN suppose” Often referred to as "Haldane's Law" (not to be confused with Haldane's rule, Haldane's dilemma or Haldane's principle), this is an explanation for the increasing counterintuitiveness of modern scientific theories. Da: http://en.wikiquote.org/wiki/J._B._S._Haldane
3 http://www.wikipedia.it/ parola chiave: nutria
4 http://www.wikipedia.it/ parola chiave: pesce siluro
5 http://www.wikipedia.it/ parola chiave: dodo
6 http://www.wikipedia.it/ parola chiave: leonarda cianciulli



Leggende metropolitane Dall'Appennino modenese a New York passando per Elio e le Storie Tese. by Riccardo Ferrari is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at orizzonteperverso.blogspot.com.

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