domenica 14 novembre 2010

Posteri

Qualche giorno fa, alzandomi da letto, mi sono guardato i piedi e le mani. Avevo le unghie un po' lunghe ma ho pensato "e chi se ne frega". Non ero certo a lunghezze da Guinness. Poi mi sono guardato nello specchio, avevo la barba un po' incolta e i capelli un po' sporchi. Ho ripensato "e chi se ne frega". Dopotutto dovevo soltanto andare a lavorare, avevo fretta e, soprattutto, non avevo assolutamente voglia di passare un'ora in bagno. Succede.
A quel punto mi sono tornate in mente alcune curiose raccomandazioni che ho sentite da mia madre o da mia nonna. In poche parole: quando si esce di casa bisogna essere in ordine perché se per qualsiasi motivo succede di essere ricoverati non ci si può presentare ai medici con le mutande sporche o con i capelli unti. Insomma, sono cose farebbero fare gli scongiuri più sconci anche a Don Verzè. Comunque, ribadisco: chi se ne frega. Cosa volete che m'importi della bolletta nelle mutande se sono ricoverato in ospedale? Niente, avrei ben altro a cui pensare in una situazione del genere.
Ma poi ho pensato "e se morissi oggi? cosa penserebbero tutti vedendomi con le unghie lunghe e i capelli unti come quelli dei metallari anni '80 della Bay Area?". Ho anche sentito dire che alcune ore dopo il decesso, la carcassa comincia a disidratarsi, la pelle si ritira e, di conseguenza, le unghie e i peli della barba sembrano più lunghi di quello che sarebbero se si fosse in vita. Una cosa schifosa insomma. Sembra stupido vederla così. Quando si è morti si hanno ben altri problemi! Ma è una questione d'immagine. Basta fare una cazzata che è proprio per quella che si verrà ricordati. Non importa quello che si pensa di fare, le belle idee che si hanno in testa.
Continuo a pensare che non mi frega di quale sarà l'estetica del mio cadavere. Ma il ragionamento può continuare sul piano "intellettuale" (non aspettatevi troppo però). Sono poche le persone che ci conoscono veramente bene e praticamente nessuno conosce totalmente i nostri pensieri, quello che abbiamo visto, quello che siamo, i nostri sogni e le idee che vorremmo realizzare. La totalità delle persone ci conosce per quello che facciamo tutti i giorni, il più delle volte costretti da scelte che non sono fatte in piena libertà. E anche le persone più vicine a noi non conoscono tutto di noi. Io per esempio non racconto in giro che vorrei fare l'astronauta o lo scrittore, o che avrei un'idea rivoluzionaria su un nuovo tostapane. Ma non lo racconto nemmeno alla mia ragazza o a mio fratello. Ho paura che ridano di me, ma soprattutto che questa confessione si trasformi come un impegno, tipo: "Tolstoj, stai scrivendo un libro?" "No, sto soltanto cercando aiuto per togliere un nuovo trojan potentissimo da Windows".

Ecco che rimaniamo soltanto quello che facciamo dalla culla alla tomba. La nostra energia potenziale non ci viene riconosciuta. Forse secondo il principio, piuttosto condivisibile, dell'intelligenza come mezzo e non come fine. Ma ci vuole tempo! Tempo e carattere, perdinci (ho deciso che in questo post non avrei usato la parole "cazzo" e "porcaputtana")! Insomma una persona timida ha bisogno di una vita di 120 anni, mentre una persona estroversa e sicura di se può cavarsela in 40 anni. Ma se poi gli capita di morire a 20 rimane fregato. Ed ecco cosa penseranno di noi al nostro funerale:

- il conoscente: "che faccia da culo che aveva, potevano almeno lavargli i capelli! Non ha mai combinato niente di buono."
- l'amico d'infanzia: "è sempre stato un metallaro schifoso, capelli unti, unghie lunghe...non cambiano mai."
- il datore di lavoro: "povero stronzo. E' andata bene, a gennaio mi avrebbe chiesto l'aumento."
- la fidanzata: "e avrebbe voluto scrivere un libro? Fallito. Imparasse a lavarsi, maledetto metallaro. Adesso finalmente posso cambiare la mia situazione sentimentale su facebook..."
- l'amico del cuore: "poverino, ha passato metà della sua vita a fare il metallaro, e l'altra metà a cercare di togliersi quell'etichetta. Non ci credeva nemmeno lui. Maledetto metallaro schifoso. E fallito. Salutami Cliff in paradiso"
- la mamma: "era un genio, un genio incompreso e...METALLARO!"

Certo. Le mamme pensano che i propri figli sono dei geni, si sa.
Comunque, ancora, chi se ne frega di quello che pensano gli altri, soprattutto se ci guardano in una cassa di legno. Ma penso che da ora in avanti cercherò di realizzare tutti i miei sogni e di far fruttare tutte le mie qualità. E di cambiarmi le mutande sporche prima di uscire di casa. Da domani. No, da lunedì prossimo.
Facciamo dal 1 gennaio. Così smetto anche di fumare e...di ascoltare il thrash metal anni '80.


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