martedì 8 febbraio 2011

Quo vadis, Silvio (Articolo di Boris Izaguirre su El País)

Prima che le manifestazioni per far cadere il regime avessero accerchiato Hosni Mubarak, l'unico leader politico in pericolo era Silvio Berlusconi. Nonostante entrambi abbiano un debole per i capelli tinti e per i liftings non ufficiali, Mubarak è in difficoltà, Silvio ha sempre più elettori. In Egitto, criticare l'aspetto del leader era un tabù. Con Berlusconi, l'estetica non è stata un'ideologia. È il suo più grande lascito.

Storicamente, Roma ha preso il talento e l'espressione artistica delle sue colonie o dei suoi vicini aggiungendo quel tocco in più che a partire dagli anni ottanta del secolo scorso si chiama made in Italy. Nell'antichità e prima della seconda guerra mondiale, l'Italia prendeva il cuoio cartaginese, lo tingeva e lo lavorava in maniera differente, rendendolo italiano e mondialmente riconoscibile.

Se Armani e Valentino sono riusciti a unificare questo dominio in favore dell'industria della moda, come Agnelli e la Fiat con le automobili, Berlusconi lo ha realizzato con il gusto dalla fine del secolo XX fino ai giorni nostri, periodo che coincide col suo potere assoluto.

Com'è questo stile? Volgare per alcuni, attraente e inclassificabile per moltissimi. Senza dubbio affascinante, perché anche se criticato, riesce a rafforzarsi nei suoi valori contrastanti: machista, nuovo ricco, più eccessivo di Versace. Funziona perfettamente per nascondere le conseguenze delle sue azioni e promuovere Silvio a idolo biasimato ma mai penalizzato di un'epoca.

Berlusconi ostenta le sue tinte per capelli dagli anni novanta e il merito di aver spianato la strada ai trapianti col cambio di secolo. La sua scommessa sull'avanguardia cosmetica maschile è un'estensione della sua audacia come uomo d'affari. Sebbene sia controverso, il suo aspetto finale si è stabilito come l'unica opzione per il moderno uomo maturo e finisce per ingraziargli una parte del suo elettorato, quello della sua età oppure, inevitabilmente, quello con gli stessi problemi di idealizzazione dell'eterna giovinezza.

Con questa solida base, Berlusconi punta sempre più in alto. L'elenco delle donne attorno agli scandali Berlusconi è invariabile. Giovani, festaiole, con qualche titolo di studio che in realtà serve solo per camuffare le antiche e mai sconfitte strutture machiste nelle quali le donne non hanno valore in se stesse se non in funzione di ciò che un maschio può fare per esse. Nonostante i loro studi e le loro ambizioni, la loro bellezza fisica e l'esaltazione di questa risultano essere le loro uniche e migliori armi. In un cupo film di Max Ophül, Presi nella morsa, Barbara Bel Geddes (la celebre matriarca della serie Dallas) interpreta una graziosa ragazza povera e sincera che seduce un eccentrico milionario il quale la rinchiude in una straordinaria dimora impedendole ogni altra ambizione personale o professionale.

Le damigelle di Berlusconi non rimangono così intrappolate come nella finzione, però tramite la sua amicizia hanno accesso a castelli moderni come la televisione, specialmente nella sua sezione berlusconiana: la cosiddetta tele-realtà. L'altra opzione, seggi in Parlamento per esibire il loro particolare criterio nel truccarsi e nel vestirsi, che mescola alla perfezione le sete di un harem di Costantinopoli con le valigette di pelle del Campidoglio statunitense. È la maniera di vestire della più interessante delle veline, la ex igienista dentale, Nicole Minetti, oggi consigliera regionale del partito di Berlusconi. La Minetti non nasconde affatto una delle sue armi stile Berlusconi: i capelli. Li tocca e li muove davanti alle telecamere mentre approva le leggi. In mancanza di una corona, l'acconciatura offre maestosità alle ragazze della classe media cresciute nell'Italia dell'esagerazione.

Il trionfo dello stile Berlusconi è dimostrare che la corruzione quando è manifesta, desta ammirazione. Affascina la capacità di evitare tutti i controlli e di schivare la giustizia fino all'ultimo. Colui che fallisce, colui che infine viene preso e giudicato, diventa l'incarnazione dell'attuale prototipo di perdente. Berlusconi è il trionfatore, i suoi particolari harem nelle sue case in Sardegna o a Roma, cessano ogni giorno di più di essere vergognosi per diffondere anzi una complicità evasiva con l'uomo comune. Le rivelazioni sull'harem, le cene traboccanti sostanze e sesso, secondo alcuni "conversazioni colte ed educate", in accordo coi suoi difensori, finiscono per suscitare la curiosità di volerle vedere dall'interno. Di osservare queste nuove dee del sesso, labbra rifatte a imitazione della bocca di Monica Bellucci, chiome rinfoltite di prodotti chimici per risplendere più "naturalmente". Tutte a sfilare davanti a uomini che non hanno avuto né la fortuna né i soldi di Berlusconi per arrestare lo scorrere del tempo. In questo quadro decadente e attuale risalta un altro ingrediente del glamour berlusconiano: l'importanza delle calzature. Il sexy attuale, almeno per le veline, non sta tanto nel vestito quanto nel movimento sinuoso del triangolo capelli, petto, piede. Più petto, più potere. La scarpa della velina seduce per il suo tacco, per il suo design sadico. La comodità è lasciata a quelli che non partecipano alla festa, all'elettorato che applaude.

Hollywood, questo grande demiurgo delle ideologie moderne, aveva previsto tutto questo. In Quo Vadis? (Mervyn LeRoy, 1951), film biblico in lussurioso technicolor, Deborah Kerr interpreta una schiava nella Roma di Nerone innamorata del cristianesimo, l'equivalente di una femminista cinquantenne, vergine di chirurgie estetiche nella Roma di Berlusconi. La schiava piace molto all'imperatore e al suo sèguito. Riescono a introdurla a una di queste feste di Nerone, alle quali chiunque a Roma ucciderebbe per esservi invitato. Giunge all'evento, viene vestita e truccata da altre ragazze già addestrate. Spaventata ma all'ultima moda del mondo antico, la schiava entra nei saloni del palazzo imperiale.

E quello che accade lì, ricorda quello che Berlusconi deve offrire alle sue veline, che siano o meno nipoti di Mubarak. Un'opulenza di cibi pieni di sapore e di colore; ballerini multietnici seminudi. Uomini con mini o maxitoghe che volteggiano attorno alle schiave e alle ospiti con sandali dal design confortevole. Si morsicano gambe di donne, si sbranano zampe di animali. Il destino della Kerr in Quo Vadis? è uscire nell'arena del Colosseo ed essere divorata da leoni famelici. Quello delle donne in stile Berlusconi lo possiamo vedere in una qualunque delle sue televisioni o nel suo emiciclo: ottengano quel che ottengono come esseri umani ma saranno sempre sottomesse alla schiavitù della bellezza e di una femminilità servile. E lui, Silvio imperatore, osannato e tronfio di machismo e impunità. 



 di Boris Izaguirre, El País, 6/2/2011, traduzione di Riccardo Ferrari

http://www.elpais.com/articulo/agenda/Quo/vadis/Silvio/elpepigen/20110206elpepiage_1/Tes 

Nessun commento:

Posta un commento