martedì 15 febbraio 2011

Smetto di fumare!

Sto scrivendo poco, lo so. No, no, è che poi sotto Natale ho lavorato molto, poi ho avuto un concerto a Roma, dopodichè sono rimasto a letto una settimana con la faringite e la febbre a 40 e poi ho deciso di tentare la sveviana impresa di smettere di fumare. Sveviana, o meglio zeniana, perché dev'essere la centesima volta che cerco di chiudere col tabacco. Se ricevessi un euro per tutte le volte che ho tentato... no, non sarei ricco ma potrei passare un bel sabato sera. Ho tentato coi cerotti, con gli inalatori, con i chewing-gum e perfino con l'autoipnosi (solo che appena accennavo a cadere in trance smettevo di ipnotizzarmi e mi svegliavo a fumare). Però non ho mai avuto il coraggio di scrivere u.s. (ultima sigaretta) perché non sopporterei di vedere la mia sconfitta scritta sull'agenda o sul calendario o sul muro. La mia autostima finirebbe sotto i piedi.
Gli ultimi tentativi li ho sempre fatti a partire da una malattia. È l'unico metodo che funziona per iniziare a smettere: sto a letto per tre, quattro giorni senza poter fumare e da quel piccolo traguardo posso partire con la mia forza di volontà. Ho sempre fallito finora, è vero, ma ho constatato che con questo metodo sono rimasto senza fumare più a lungo che con qualsiasi altro. Ad esempio, quando mi promettevo di non fumare appena dopo aver spento la cicca. E ci credevo veramente! È più difficile decidere di smettere quando si ha voglia di una sigaretta che non quando si ha appena assunto la dose di nicotina. È una tossicodipendenza, una malattia mortale e costosissima legittimata dallo stato-pusher. Ti vende le sigarette, ti vende lo spazio per la pubblicità contro il fumo, ti vende i farmaci per l'enfisema, ti vende il letto d'ospedale, ti vende il posto al cimitero. Ti vende le statistiche sul PIL, aumentato anche grazie al tuo cancro.
Che sia la volta buona, questa? Non lo so. È dura. Mi sono sempre detto che se improvvisamente il tabacco fosse scomparso dal commercio sarei riuscito a smettere. È un metodo sicuro, sono troppo fifone per andare a prendere le sigarette dallo spacciatore.
Ma la cosa incredibile (lo so sto scrivendo senza capo e coda, ma sto smettendo di fumare e non connetto molto bene) è che c'è un sacco di gente adulta di indubbie facoltà mentali che pensa che fumare sia fico. Ho letto un libro di un tipo che conosco nel quale egli sottolinea il fatto che lui le sigarette se le arrotola, lui non da i soldi alle multinazionali del tabacco. Bravo! Bis! Li darai alle multinazionali dei farmaci, ti rifarai amico mio.
Anche io mi arrotolavo le sigarette, ma non perché sono più fico o più vegetariano o più comunista o più ecologista. Non volevo spendere troppo per asfaltarmi le coronarie: diciamo che a un certo punto ho fatto una gara d'appalto polmonare.
Negli ultimi anni mi sono dato al tabacco naturale, quello senza aromi o additivi. Pare che sia la nuova moda. I tribunali gli hanno fottuto le lights e adesso ci provano col tabacco bio. E ci sono cascato! Tutti ci siamo cascati: io fumo il tabacco senza additivi, fa meno male. Può darsi, può darsi.
Un mio amico mi ha detto che un suo amico gli ha detto che suo cugino ha comprato su internet un aggeggio per "tostare" le sigarette. Gli ho chiesto a che cosa serve e se dopo ci fa il caffè con le paglie. Lui dice che serve per togliere le sostanze dannose dal tabacco e che è l'ideale per confezionare gli spinelli e sentire solo il sapore dell'hashish. Così fa meno male. Incredibile.
Ora, tutte queste cazzate...io non sono un medico, ma penso che con questi accorgimenti da fumatore ayurvedico al massimo l'infarto ti viene due giorni dopo che se fumi come un cristo qualunque. E quei due giorni in più li avrai passati a tostare sigarette.
Se non esistessero le sigarette non avrei dovuto smettere, i miei nonni sarebbero ancora vivi e anche Fabrizio De Andrè avrebbe fatto un altro bellissimo disco (avevo messo l'apostrofo fra "un" e "altro", sto proprio sbarellando). Se non esistessero le sigarette cambierebbero le strofe di molte canzoni e le scene di molti film. Il cattivo non potrebbe lanciare la paglia sulla striscia di benzina, dovrebbe andare a casa e prendere l'accendigas. Se non esistessero le paglie, non esisterebbero nemmeno le leggi anti-fumo, per cui, paradossalmente, si potrebbe fumare in aereo, al cinema o all'ospedale mentre ci fanno un prelievo. Se qualcuno domanda "che cosa sta facendo?" si potrebbe rispondere "non lo so" e finirebbe lì.
Spero proprio di farcela a questo giro. Poi dovrò disintossicarmi dalle radici di liquirizia, che provocano ipertensione. Dovrò anche cambiare amicizie perché tutti i miei amici fumano e tutti mi dicono delle frasi incoraggianti del tipo: "Tu non ce la farai mai" oppure "Nooo, hai smesso? Dai fuma" e il più simpatico mi ha chiesto che cazzo vivo cent'anni a fare se non fumo e non bevo. Begli amici che ho.
Per concludere vi dico questa: ho un amico che è riuscito, impegnandosi a fondo, a investirsi da solo con la macchina, giuro che è vero, ha un sacco di cicatrici, una roba bruttissima. Non so come ci sia riuscito, ma smettere di fumare dovrebbe essere meno complicato, credo.

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